Il Redentore: A 110 ANNI DALL’EVENTO
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Il Redentore: A 110 ANNI DALL’EVENTO

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DA PARIGI SULLA CIMA DELL’ALTINO
Con lo sguardo rivolto all’insù verso le cime degli Aurunci, il turista occasionale o il cittadino, passeggiando sul lungomare del golfo, si pone incognite e cerca chiarimenti. Un comitato romano, alla fine del 1800, per festeggiare il XX° secolo, individuò venti cime italiane da dedicare al Redentore.

Tra le poche statue realizzate per l’avvenimento vi è quella posta sulla cima dell’Altino a 1252 m. s.l.m..
Commissionata alla ditta Rosa-Zanazio di Roma fu fusa in ghisa, tutta d’un getto, dalla fonderia Tuse Mense di Parigi con patina bronzea. Completata l’opera, la statua partì da Parigi in ferrovia per Formia, dove arrivò   verso la fine di settembre del 1900. Attirata dall’insolito evento, una moltitudine di  persone si recò alla stazione per visitarla, e tra esse il sottoprefetto quale rappresentante locale del Governo.
Al momento di decidere come trasferire la statua a Maranola, furono ipotizzati diversi sistemi: alla fine si decise di sospenderla con alcune funi sotto un carro suf¬ficientemente alto, che si riuscì a trovare soltanto in quello che all'epoca era il comune di Elena a Gaeta; trainato da quattro robusti buoi, lentamente e tra l'ammirazione della folla che ne seguì il percorso, il carro trasportò la statua fino a Maranola in alcune ore di viaggio.
Così commentava un giornale del tempo: "È impossibile descrivere l'arrivo a Maranola. L'entusiasmo del popolo fu immenso, chi alle ruote e chi spingeva dietro il carro, le donne cantavano avanti, le campane suonavano a distesa".
Accompagnata dal popolo entusiasta, la statua fu trasfe¬rita nella chiesa della SS.ma Annunziata, venne adagiata sopra due carri e qui rimase per diversi mesi in attesa della successiva stagione estiva, prescelta per un tra¬sporto in quota meno difficile. 
In vista, di esso, furono avviati i lavori per la costruzione di una strada che da Maranola portava fin sulla cima dell'Altino; essa fu approvata dal prefetto Sciaccan, che aderì ad un voto unanime del consiglio comunale di Maranola, il quale si augurava grandi vantaggi morali e materiali sia dalla istallazione della statua che dalla costruzione della strada di accesso alla sua montagna e in particolare agli altipiani seminatorii di Gegno e Faletto, ai boschi comunali e alle nevere.
E spuntò il nuovo secolo. I rigidi mesi invernali rallentaro¬no i lavori e, nel mese di aprile, dopo una visita compiuta  dal vescovo di Gaeta, monsignor Niola, si decise di fissare l'inaugurazione del monumento per il 31 luglio 1901. Il popolo di Maranola fu chiamato a nuove sottoscrizioni per trovare il denaro necessario al completamento della strada e per i lavori di sistemazione da eseguirsi sul monte.
Il 4 giugno 1901. al suono delle campane delle tre chiese dell'Annunziata, di San Luca e di Santa Maria ad Martyres e tra una folla immensa, la statua fu fatta usci¬re dalla chiesa dell'Annunziata, ma subito ci si dovette rendere conto che la strada non era sufficientemente adatta ad un trasporto così ingombrante, per cui si deci¬se di allargare e migliorare il percorso, che, finalmente ultimato, fu personalmente controllato dal vescovo. La statua potè riprendere il cammino e fu una vera e pro¬pria impresa, diretta da Nicola Mancini dì Gaeta, apparte¬nente alla sezione staccata d'Artiglieria di quella fortezza, con l'aiuto del nostromo di marina Angelo Nocella di Elena. La fatica fisica la misero gli abitanti di Maranola, che, numerosi e con generosità, si alternarono nel laborioso tra¬sporto. Dal canto suo, il Ministero della guerra, su interes¬samento dell'onorevole Guglielmo Cantarano, mise a dispo¬sizione il materiale logistico e tecnico rivelatosi prezioso. Il 3 luglio, mentre la statua compiva la sua lunga ascesa verso il monte, il canonico Pimpinella benedisse la prima pietra del monumento sul piazzale dell'Altino, alla pre¬senza dei rappresentanti del Comune di Maranola. Il tra¬sporto ebbe termine il 13 luglio, alle ore 21 dopo 40 giorni dalla partenza da Maranola. Malgrado fosse ormai notte, ne fu dato un felice e fragoroso annuncio con 33 colpi di mitraglia sparati dalla cima tra le grida di gioia di tutti gli operai. I dodici tortuosi chilometri da Maranola alla vetta erano stati intervallati da quattordi¬ci lunghe soste e da altrettanti giorni di trasporto. Ricordando quei momenti e l'arciprete don Vincenzo Ruggiero,si scrisse su un periodico, alcuni anni dopo: "La pioggia ed il sole batterono il capo venerando del vecchio per tanti giorni, la furia, del vento scosse i suoi bianchi capelli e le sue lacere sottane nere, ma, infine, il suo sacrificio fu coronato dal successo ed i suoi poveri occhi arrossati e stanchi, sorrisero tra un velo di lacrime".
Con l’aiuto di 47 diocesi, da Terracina a Foggia, con l’approvazione di Papa Leone XIII e la collaborazione del Ministero della Marina, nella prima fase, con l’entusiasmo di Don Piccolini e l’aiuto di Papa Benedetto XV, per la ricostruzione nel 1919, dopo l’abbattimento per via di un fulmine nel 1907, il monumento ha rappresentato per la vita culturale e religiosa del  golfo di Gaeta, un momento non facilmente ripetibile.

(Approfondimenti in: Storia illustrata di Formia - Vol. 4 )
Gerardo DE MEO



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