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L'Abbazia di San Magno

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TRA LE BELLEZZA E LA STORIA DI UN LUOGO di Pino De Filippis

Il reportage fotografico completo sulla pagina Fb dell'Associazione Terraurunca www.facebook.com/associazioneterraurunca

A metà strada tra Monte San Biagio e Fondi (LT), all’interno del Parco Regionale degli Ausoni, al limitare della piana, si erge il monte Arcano: ai suoi piedi il Monastero San Magno, sulla sommità il Santuario della Madonna della Rocca, che delimitano il Campo Demetriano degli antichi romani, la Valle dei Martiri dei cristiani.

Fu infatti nella seconda metà del III secolo che questi luoghi furono teatro di un episodio della più feroce persecuzione degli imperatori di Roma, quella di Decio. Un numero straordinario di cristiani, con San Magno e San Paterno, che si rifugiavano negli anfratti del monte per sfuggire all’esecuzione dell’editto, scoperti testimoniarono la loro fede sacrificando le loro vite. I resti dei martiri furono custoditi per secoli nell’edificio romano che sorgeva sulla sorgente del fiume Licola.

Il luogo del martirio fu presto oggetto di venerazione e molti seguaci della nuova religione vi si ritiravano in solitudine, favoriti dalle condizioni ambientali di questa felice contrada.

Fintanto che Onorato, come testimonia Papa Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, nei primi decenni del VI secolo costituì in quel luogo una vera e propria comunità dedita alla preghiera e al lavoro. In seguito il monastero, seguendo la regola benedettina, dipenderà da Montecassino.

Il Monastero San Magno conosce un successivo periodo di rinascita con l’ampliamento fatto dai principi di Fondi negli ultimi decenni del 1400 ed il suo passaggio ai Benedettini di Monte Oliveto che lo condussero a una nuova prosperità, sino alla soppressione e alla divisione dei beni nel 1807.

Solo negli ultimi anni il complesso monastico, acquisito e restaurato dalla Regione Lazio ed infine affidato all’arcidiocesi di Gaeta, è stato restituito alla sua vocazione originaria: porto di terra dove ogni viandante può dare una risposta alle domande di vita e di fede di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Nello stesso tempo i lavori intrapresi hanno riservato importanti scoperte, fra le quali il ritrovamento della chiesa medievale con un ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto risalenti all’XI secolo.

La visita del Monastero che parte dalla costruzione romana, sacrario del martirio di San Magno, sorto al piano della sorgente che sgorga ai suoi piedi, ci conduce all’incanto della chiesa rinascimentale attraverso quella medievale. Un affascinante percorso ricco di testimonianze che ci riconduce  dalle radici della nostra fede all’entusiasmo e alla ingenuità medievali, per farci approdare alla proposta armoniosa e responsabile della modernità.

Da: http://www.monasterosanmagno.it/

 

Giuseppe RoccoVolpi, S. J.

VITA DISAN MAGNO

Arcivescovo e Marttre

Protettoree Padrone della Città di Anagni

Roma 1732

&

VITADI S. MAGNO

Vescovo e Martire

Protettore della Città d’Anagni

in

Filippo Ciammaricone

SANTUARIO ANAGNINO

Velletri 1704

Edizione Anastatica

 

INSTITUTUM HISTORICUM

SOCIETATIS IESU

2002

 

 

Aspetti storico-culturali dell’Abbazia di San Magno in Fondi, contenuti in due testi agiografici del XVIII secolo.

 

Contributo alla costituzione di un itinerario benedettino del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci.

 

L’edizione anastatica dei testi a cura dell’Institutum Historicum Societatis Iesu: Vita di San Magno Arcivescovo e Martire di Giuseppe Rocco Volpi s. j., Roma, 1732; e Vita di San Magno Arcivescoco e Martire di Filippo Ciammaricone, in Santuario Anagnino, Velletri, 1704, segue la pubblicazione dell’opera di Luigi Mancini Sant’Onorato e Fondi tra il V e VI secolo, Formia, 2001; e dell’opera di Lorenzo Cappelletti, Gli affreschi della cripta Anagnina. Iconologia, Roma, 2002, patrocinate dall’Assssorato all’Ambiente della Regione Lazio per le celebrazioni del 1750° anniversario del Martirio di San Magno (19 agosto 2001 – 20 ottobre 2002), all’interno del progetto degli «Itinerari Benedettini nel Parco Naurale Regionale dei Monti Aurunci» avviato nell’anno 2000, finalizzato alla conoscenza, al recupero ed alla valorizzazione ai fini culturali e turistici degli insediamenti benedettini presenti nel territorio.

Entrambe le opere narrano della vita, del martirio (vvenuto nel 252 d.C.) e delle diverse traslazioni delle reliquie di San Magno, ma soprattutto nel testo di Giuseppe Rocco Volpi (da p. 4o a p. 86) vi sono anche dei riferimenti a documenti consultati dall'autore e ad edifici ed ambienti visitati dallo stesso, che rappresentano degli aspetti storico-culturali nuovi o poco conosciuti dell'Abbazia di San Magno in Fondi, acquistata nell’anno 2000 dalla Regione Lazio, per la realizzazione  di un centro ambientale e culturale polivalente gestito dall’Ente Parco Regionale dei Monti Aurunci.

Queste “nuove” informazioni sono importanti per la conoscenza dei luoghi,  oltre ad essere di ausilio nell’azione di restauro e valorizzazrone dell’Abbazia, intrapresa dalla Regione Lazio.

Il Volpi elenca, a p. 132, le tredici opere consultate, già edite, tra le quali il Ciammaricone stesso, e parla a p. 42 di una «cronaca di Fondi antichissima scritta a mano» (oggi dispersa) che forse aveva consultato presso l’Archivio della Cattedrale Cattedrale di Fondi, che in altro paragrafo dimostra di aver visitato: «...Vedesi ancora sotto l’Altar Maggiore della Cattedrale di Fondi il Mobile, e ben inteso Deposito, o Sepolcro, lavorato a mosaico, ove cogli altri, il corpo di San Paterno fu collocato» (p. 44).

Bisognerebbe verificare se alcuni passi di questa cronaca siano stati riportati in Latium Vetus. (¹)  Dalla lettura di questa cronaca il Volpi evince che fosse presente in località Campo Demetriano di Fondi una comunità cristiana fin dagli inizi del III secolo (p. 80) e che a questa si sia aggregato dapprima San Paterno, nativo di Alessandria, di ritorno dal pellegrinaggio a

Roma alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, e poi San Magno.

 

(¹) Latius Vetus: collana iniziata dal Cardinale Pietro Marcellino Corradini, autore dei primi due volurni, e poi continuata dal 1724 al 1736 dal Volpi con altri nove volumi .

 

L’area compresa tra Monte Arcano e Monte Cima del Monte è molto importante, come sappiamo, dal punto di vista archeologico, ma soprattutto è probabilmente la zona più interessante per quanto concerne la nascita e lo sviluppo del Cristianesimo nel territorio di Fondi e dei paesi limitrofi.

Il professor Vincenzo Fiocchi Nicolai, nella sua relazione su I monumenti paleocristiani di Fondi attraverso gli scritti di Gregorio Magno, svolta nel convegno «Fondi tra antichità e Medioevo«, organizzato dal Comune di Fondi, (¹) auspicò che le ricerche archeologiche nel complesso monastico di San Magno potessero permettere un riscontro, tra alcune indicazioni topografiche, orografiche e monumentali della Passio Paterni e della Passio Sancti Magni e le stratificazioni architettoniche presenti nella struttura del complesso monastico di San Magno.

 

(²) Vincenzo Fiocchi:rtr Nicolai, «I monumenti paleocristiani di Fondi attraverso gli scritti di Gregorio Magno», in Fondi tra antichità e Medioevo. Atti del convegno (Fondi, 31 marzo – I aprile 2000), Teresa Piscitelli Carpino (ed.), Napoli, 2002, pp. 165-191.

 

Certo è che, dai primi rilievi effettuati dopo l’acquisizione da parte della Regione Lazio, è emerso che il complesso dell’Abbazia di San Magno sia nato su una costruzione di epoca romana esistente già prima del III secolo, ubicata in prossimità della sorgente del fiume Ligula, probabilmente una villa, un complesso termale, una costruzione per la raccolta delle acque collegata ad una vicina villa, o forse un tempio dedicato a Demetra, dea della fertilità della terra, da cui il toponimo di «campo demetriano» attribuito all’area. Le indagini archeologiche permetteranno di precisare queste ipotesi.

Alcuni anni fa è stata ritrovata una moneta di epoca romana con impressa l’immagine di Faustina, moglie dell’imperatore Antonino Pio (II secolo).

È ipotizzabile che la prima comunità lì presente abbia utilizzato glí ambienti esistenti, realizzando una domus ecclesiae e forse anche un battistero adiacente alla sorgente, come quello del III secolo di San Giovanni in Fonte, sito nel comune di Sala Consilina in provincia di Salerno. È probabile anche che questa prima comunità fosse costituita da persone che svolgevano vita eremitica utilizzando come ricoveri le costruzioni preesistenti o alcune grotte sulle pendici del monte Arcano, quasi «nel modo che ai nostri giorni, costumano i Romiti Camaldolesi» (p. 62) .

La notizia, invece del martirio di 2500 cristiani (p. 42) lascia più pensare ad un incontro o cerimonia collettiva straordinaria, piuttosto che ad una presenza di una comunità stabile.

Il complesso abbaziale comprende, oltre le vestigia romane già descritte, anche una basilica paleocristiana e un tempio medievale sovrastato dalla costruzione della chiesa rinascimentale. Nel luglio del 2001 l’avvio della campagna di indagini propedeutiche al progetto di restauro, affidato dall'Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio, all’Arch. Vincenzo Fasolo, anche grazíe al testo del Volpi, ha portato all’individuazione topografica del martyrium e della tomba di San Magno. (³)

Esiste quindi una correlazione tra le indicazioni delle passiones e la topografia ed orografia del Complesso Abbaziale di San Magno che confermerebbe le descrizioni riportate anche nel Volpi:

- a p. 46 e p. 80 il primo luogo di culto dedicato in Fondi alla Vergine Maria;

- a p. 76 e p. 85 la cella dove San Magno visse morì e venne sepolto;

- a p. 77 la sepoltura del corpo di San Paterno presso quella di San Magno;

- a p. 79 e p.85 i luoghi di sepoltura dei martiri in certe «grotte sotterranee,  le quali fino ad oggi si veggono sotto la moderna Chiesa».

Le indagini archeologiche e gli studi architettonici permetteranno inoltre di conscere 1’evoluzione delle costruzioni del complesso monastico anche successive al terzo ssecolo, considerato che il luogo continua ad essere abitato e frequentato da eremiti che nel VI secolo vengono riuniti in una comunità monastica prebenedettina da Sant’Onorato, che ne diventa Abate (p. 82).

 

(³) Raniero Vincenzo De Filippis, «Il culto dei martiri Magno e Paterno in Fondi: il Santuario Paleocristiano in recuperro e restauro per iniziativa della Regione Lazio», in Bollettino Diocesano dell’Archidiocesi di Gaeta. XXXVII, n. 3, 2001.

 

Sempre nel VI secolo, San Libertino, secondo successore dell’Abate Onorato, vive nell’Abbazia assieme a San Felice il Curvo. (⁴)

(⁴) Gregorio Magno, Dialoghi, Roma, 2000, capp. I, II e III.

 

Successivamente la comunità monastica fondana aderisce alla regola di San Benedetto (p. 82), quando lo stesso era ancora in vita divenendo uno dei dodici monasteri fondati dal Santo patriarca (p. 81) del Monachesimo occidentale, e resta legata alla giurisdizione di Montecassino fino al 1492, quando viene ceduta ai monaci benedettini di Monte Oliveto (p. 83) dai quali viene posseduta fino alla soppressione murattiana del 1807.

A p. 84 si ha l’unica descrizione che abbiamo della Chiesa abbaziale prima che fosse depredata dei suoi tesori di arte e di fede.

Vi era un altare maggiore, dietro il quale era situato il coro «co’ sedili intagliati di noce», (oggi presso la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Lenola) e su di esso un grande quadro di San Magno, in mezzo ai Santi Mauro e Placido «probabilmente antico fino nel tempo dei Cassinesi».

Nei due altari laterali vi erano in uno un dipinto del Beato Bernardo Tolomei (fondatore degli Olivetani) e nell’altro un altro dipinto con Santa Francesca Romana, San Magno e in mezzo la Vergine Maria.

Oggi questi tre dipinti sono andati perduti, forse se ne potrebbero ricercare le tracce nella città di Sora alla cui mensa vescovile l’Abbazia fu per un per periodo aggregata dopo la soppressione.

Viene altresì descritta a p. 85 la Chiesa medievale «del tutto derelitta ed incolta», sottostante quella rinascimentale, e a fianco a questa «la cappella, dove orando San Magno, fu dai soldati trovato morto, che fu cella e sepoltura un tempo del Santo stesso».

Uno studio particolare meriterebbe la vicenda delle diverse traslazioni delle reliquie dei Santi Paterno, Onorato e Libertino e Magno.

Per i primi tre a p. 43 viene indicata una traslazione delle reliquie avvenuta nel 1220 presso la Cattedrale d i Fondi e successivamete presso l’Abbazia Benedettina della SS. Trinità in Cava dei Tirreni, mentre per San Magno (p. 87) si parla di una prima traslazione delle reliquie, nel 320, dal Campo Demetriano a Fondi e  quindi nell’847 da Fondi a Veroli ed anche a Roma nella Chiesa dei Santi Michele e Magno ( p. 91) nella “Scala de’ Frisani” e da qui nella terra di Frisia.

Alcune indicazioni vengono date dal Volpi circa il paesaggio fondano:

- a p. 63 parla delle «Selve vicino a Fondi, (che dagli antichissimi tempi fino al dì d’oggi sono per tutto quel tratto vicino al mare vastissime e molto più vaste e ancor più dense, e più folte l,erano anti camente) »; questa  descrizione coincide con quella dell’Apprezzo dello Stato di Fondi» del 169o;

- a p. 85 dice che dall’Abbazia posta in posizione elevata rispetto alla piana, «benché poi vi sia1’aria per gli uomini nociva in sommo; le biade, per l’uva e per gli altri frutti d’ogni sorte, ve’ benignissima. Ed è deliciosissima cosa il vedere le selve intere d’agrumi, che in copia grandissima alleva questo terreno; coll’abbon danza parimenti d’ogni altra sorte di viveri, che  produce. Onde in ogni tempo è stato il Principato di Fondi stimato uno dei più ricchi, e fertili del Reegno Napoletano».

Di certo la divulgazione dei testi del Ciammaricone e del Volpi contribuiscono a conoscere meglio il territorio e la storia di Fondi e degli altri Comuni del parco dei Monti                        Aurunci anche in considerazione del fatto che all’Abbazia di San Magno erano collegati gli eremi di San Martino e di Sant’Elia di Ambrifi,  l’eremo di San Martino di Lenola, l’eremo di Sant’Onofrio in Comune di  Campodimele, ed altri.

Si dà atto che non solo il Geom. Paolo Stamegna, Presidente del Parco dei Monti  Aurunci, ma anche il Geom. Claudio Spagnardi, Presidente del Consiglio della Comunità Montana XXII, stanno già promuovendo, d’intesa con l’Assessorato Ambiente della Regione Lazio, la realizzazione di un primo itinerario benedettino del Parco Naturale dei Monti Aurunci, valorizzando anche le informazioni contenute nei testi in parola, mediante l’inserimento nei finanziamenti della Legge Regionale  n. 40/1999 di uno specifico progetto di recupero e valorizzazione dell’Abbazia per la realizzazione di un centro ambientale e culturale polivalente che dovrebbe comprendere un museo dell’acqua in considerazione delle iniziative attivare per l’anno 2003 dichiarato «anno internazionale dell’acqua».

 

Roma, 19 dicembre 2002

 

Raniero De Filippis

Direttore Regionale

Ambiente e Protezione Civile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VITA DI SAN MAGNO

ARCIVESCOVO, E MARTIRE

Protettore e Padrone della

città di Anagni,

descritta dal padre

Giuseppe Rocco Volpi

Sacerdote della Comp. di Gesù,

e dedicata

all’Illmo, e Rmo Signore, Monsignore

GIO: BATTISTA

BASSI

Vescovo d’Anagni Assistente al Soglio

Pontificio, e Signore della Terra

di Acuto.

In Roma, per Antonio de’ Rossi MDCCXXXII.

Con Licenza de’ Superiori.

 

 

poletano è costume, vi fiorì un tempo la Monastica disciplina di tal maniera, che in essa servivano a Dio fino a ducento Monaci, sotto la Regola di S. Benedetto. E di essi fu Padre, e Maestro il Santissimo Abbate Onorato, principale Protettored della Città di Fondi. Di cui, trà gl’altri, questo miracolo s tupendissimo si racconta, che, essendo, come si vede, il Monistero

fondato nella pianura, vicinissimo sotto al Monte; un giorno si staccò dal Monte medesimo un grossissimo masso: il quale con grand’impeto rotolando, veniva già ad opprimere, e sobbissare il Monistero, colla rovina  irreparabile di tutti li Religiosi. Ma avendolo il Santo Abbate  Onorato veduto; con ispesse voci invocò il nome Santissimo di Gesù in ajuto: e facendo il segno della Santa Croce incontro al macigno; questo fermossi miracolosamente nel sito, che fino al giorno d’oggi con istupore , s’ammira: niente naturale alla consistenza; e che anzi mette orrore  ne’ riguardanti, e paura, che non precipiti ogni momento; mentre per altro

saldissimo, da tanti secoli dal braccio Divino fermato , restasi immobile. Mancato poi per le vicende dei tempi, e per le scorrerie de’ Barbari, e  forse ancora per l’insalubrità  dell’aria,  il numero de’ Monaci , e con esso il fervore, e la disciplina; fu la Badia di S. Magno a’ Sacerdoti,  e Dignità Ecclesiastiche Secolari data in Commenda. Di mano de’ quali ritoltala il Sommo Pontefice Alessandro Sesto, ad istanza di Ferdinando Rè di Napoli , nell’anno mille quarrocento novantadue,  consegnolla a’ Monaci Benedettini Bianchi,  della Congregazione di Monte Oliveto, dal Beato Bernardo Tolomei Sanese instituita. Di questi ancora, un tempo vi fiorì il numero, e l’osservanza; ma poi per le caggioni testè accennate, di essi ancora sì è il numero scemato assai. E que’ pochi medesimi, che pur vi  stanno, solo il verno,  e la primavera possono dimorarvi; mentre a causa

 

 

 

dell’aria notevolissima a’ corpi umani che ivi spira, la state, e l’ autunno, si ritirano ad un altro Ospizio nella Terra d’Itri, cinque miglia più in là da Fondi, pure su la via Appia; ma in luogo tra’  monti, d’aria salubre. Al presente la Chiesa di San Magno vicino a Fondi, fabbricarta  cred'’io, o almeno ristorata da’ medesimi Monaci Olivetani, vedesi di struttura mediocre, lunga palmi centotrentuno, larga palmi quaranta. Contiene tre altari, due laterali compagni, ed uno di mezzo, maggiore, nella Tribuna. Dietro al quale vi è il Coro co’ sedili intagliati di noce. Sopra del Coro v’è il quadro grande di S. Magno, in mezzo tra’ Santi Mauro, e Placido; probabilmente antico, fino nel tempo de’ Cassnesi. Degl’altari da’ fianchi, in uno è dipinto il Beato Bernardo Tolomei: nell’altro S. Magno, e Santa Francesca Romana, e più alto in mezzo la Beatissima Vergine Maria. Sotto guesta moderna Chiesa vedesi ancora l’anti, in guisa di Grotte; mà del tutto derelitta,  ed incolta: al fianco di

questa v’è la Cappella, dove, orando S. Magno, fu da’ Soldati trovato morto; che fu cella, e  sepoltura un tempo, del Santo stesso. Benchè poi vi sia l’aria per gl’uomini nociva in sommo; tuttavia per le biade, per l’uva, e per gl’altri frutti d’ogni sorte, v’è benignissima.  Ed è  deliciosissima cosa il vedere le selve intere d’agrumi, che in copia grandissima alleva guesto terreno;  collabbondanza parimenti d’ogni altra sortedi viveri, che produce. Onde in ogni tempo è stato il Principato di Fondi stimato uno de’ più ricchi, e fertili

del Regno Napoletano. Posseduto sernpre da Principi, e Baroni principalissimi; e trà gl’altri, de’ quali vi rimangono chiare memorie, da Gaetani, e da Carafeschi. In casa de’ quali entratavi Donna Isabella Gonzaga, ottenne dall’Altissimo per la sua gran pietà lo scappare dalle crude e sozze mani di Ariadeno Barbarossa.

 

 

 

 

 

Della Via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi libri IV.

di Francesco Maria Ppratilli

all’illustriss. ed eccellentiss. signore il signor conte D. Egidio Gaetano dell’Aquila d’Aragona

De’ Duchi di Laurenzano Gentiluomo di Camera del Re nostro Signore.

In Napoli MDCCXLV. per Giovanni di Simone. Con licenza de’ superiori.

 

Presso Fondi, a sinistra di sotto al monte trovasi il luogo detto, Alla Ba¬dia, dedicata da più secoli addietro al glorioso Martire S. Magno, nella quale abitano al presente i Padri di S. Benedetto della Congregazione Olivetana, e prima di essi abitarono i Monaci Cassinesi. Si trova quivi uno infranto marmo, fabbricato in un muro , e vi si legge il fine di una inscrizione così:

 

MVNIC. FVNDAN

D. D.

 

Francesco Maria Ppratilli

 

 



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