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I delitti del marinaio di Mola

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A volte la notizia di storie di cronaca può venire da fonti davvero inusuali. IL Racconto proposto non è frutto di notizie tratte da giornali, ne da qualche romanzo.

 

Il tutto è riportato nel Codice di Procedura Penale del Regno delle Due Sicilie, come esempio, per spiegare come procedere per i “Misfatti successivi commessi in mare dalle stesse persone”. Essendo il caso di cronaca molto complesso fu riportato come giurisprudenza.

"Il marinaio Serafino Barbieri anconitano e perciò suddito pontificio in complicità di altri marinai alcuni austriaci, uno greco, uno svedese, ed uno di Mola di Gaeta, facendo vela da Marsiglia per Alessandria di Egitto su di un legno svedese, coperto da bandiera austriaca, nel 20 marzo 1818 per causa di vendetta e di furto uccise il suo capitano ed il pilota, nelle acque di Sicilia, fra Trapani e Marittimo.

I cadaveri furono gettati nel mare. Diviso il danaro furtivo il marinaio di Mola prese il comando del legno. Erano giunti tra Ischia e Gaeta quando pensarono di disfarsi della nave che presentava mille  indizi del loro misfatto.  Scesero dunque in un palischermo e praticati in quella dei fori la fecero preda delle onde. Tra essi però era un giovine triestino non complice del misfatto benché avesse ricevuta la sua porzione della preda, gli austriaci ne lessero la disapprovazione nel di lui volto e temendo in lui un pericoloso testimone proposero di ucciderlo.

Ciò fu eseguito. Tutti giurarono silenzio, i cattolici sopra un immagine della SS VERGINE, i protestanti su di una Brema. Giunti a terra e propriamente presso Mola di Gaeta il Greco si sottrasse a compagni e corse a svelare il fatto al giudice di Sessa. Tutti furono imprigionati."

Ecco come si continua nel testo per spiegare come procedere, e come si è proceduto in questo caso.

"La terra più vicina al punto del sommergimento dell ultimo ucciso era distante da questo 12 miglia. I marinai austriaci dietro richiamo del governo imperiale furono amministrativamente rinviati alle autorità del loro territorio. Il marinaio di Mola, lo Svedese,  l’anconitano sorpresi tutti con gli oggetti furtivi furono menati innanzi alla Corte criminale di Terra di Lavoro. Il marinaio di Mola mori nelle prigioni.  Si oppose dallo Svedese la competenza del foro svedese dall’altro del foro romano e da entrambi sussidiariamente quella del foro austriaco o almeno siciliano per i due primi assassinii avvenuti tra Trapani, Ma si ebbe per vero che il trasportamenlo delle cose furtiva fosse una continuazione de misfatti la nave non era da guerra il mare dell’ultimo misfatto era tra due lidi. L’uno nella giurisdizione della provincia di Napoli qual era Ischia l altro di Terra di lavoro, qual era Gaeta e finalmente in ogni dubbio il dritto di interpretazione rendea competente la corte di Terra di lavoro, in preferenza della provincia di Napoli e di tribunali di Sicilia. Cosi fu deciso la corte suprema sulle nostre conclusioni a rapporto del consiglier Marzano rigetto il ricorso dell Anconitano e dello Svedese."

Tratto da : PROCEDURA PENALE  NEL REGNO DELLE DUE SICILIE di NICCOLA NICOLINI

CON LE FORMOLE CORRISPONDENTI . DEDICATA ALLA MAESTA’ DI FRANCESCO I RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Livorno 1843

 

Daniele E. Iadicicco



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Last Updated ( Friday, 14 November 2014 14:41 )  

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