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Don Camillo De Spagnolis

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Gli storici moderni della musica calabrese, nell'enumerare i Maestri di Cappella che nel tempo esercitarono presso il Duomo ed il Seminario di Tropea si rifanno alla cronologia tramandata da Francesco Sergio nella sua opera manoscritta del 1720, Collectanea Chronologica, sive Chronicorum de civitate Tropaeae, eiusque territorio, libri tres ab U. C. ad annum MDCCXX usque, pubblicata in copia anastatica a cura di Pasquale Russo nel 1988 da Edizioni Athena, Napoli. Al cap. XXVI del primo libro di quel manoscritto sono citati, a cominciare dal 1650, il Maestro di canto Salvatore Partemio che lasciò l'incarico al compositore Andrea Mamone, autore di dialoghi musicali natalizi. E' poi la volta del maestro Antonio Aloe, allievo del Mamone, e di Giacomo Mastrilli, autore con il librettista Antonio Mottola Braccio del dramma pastorale "Dalla morte alla vita - Il trionfo". La sequenza dell'abate Sergio si chiude, ai primi del 1700, con il teorico e compositore rossanese Domenico Scorpione, autore di diverse opere musicali tra cui un completo da cappella a cinque voci e il melodramma "Giulio Cesare in Egitto". Nel contesto merita di essere ricordato il tropeano Gerolamo Ruffa, allievo dello Scorpione e Maestro di Cappella nella vicina Mileto, assertore della polifonia del Palestrina e autore di parecchie opere, di cui una sull'istruzione corale.
Da ora in poi occorre aggiungere a quella lista un nuovo maestro di cappella che ha vissuto ed operato a Tropea almeno una ventina di anni prima del sopramenzionato periodo. Il suo nome è Giovanni Camillo de Spagnolis, la sua città natale è Itri (Latina), la sua opera, Il primo libro delle recercate a due voci, è pubblicata a Napoli l'8 ottobre 1626 per i tipi di Ottavio Beltrano. Il libro si trova presso la biblioteca del Conservatorio di Musica San Pietro a Maiella di Napoli. Sul frontespizio appaiono le notizie che l'Autore, al momento della stampa, è "Maestro di Cappella nel Duomo e Seminario della Nobile e Fidelissima Città di Tropea" e che l'opera è la terza, lasciando intendere che esistono altre due pubblicazioni antecedenti.
La scoperta ammonta ad un paio di anni fa, quando iniziò ad operare in internet la rete informatizzata delle biblioteche italiane, lodevolissima iniziativa del Ministero dei Beni Culturali. Scoperta che, anche se si rivelò un vero e proprio scoop storico, dopo alcuni approfondimenti, fu temporaneamente accantonata per mancanza di un relativo corredo attendibile a riguardo dell'autore e della stessa opera.
Di recente, nel mese di marzo 2002, un'altra scoperta su don Camillo: la ripubblicazione nel 1995 in chiave moderna di quelle partiture da parte della Casa Editrice musicale UT ORPHEUS di Bologna, a cura di Andrea Bornstein nell'ambito della Collana "Duo - musiche a due voci", diretta dallo stesso Bornstein. Tale riedizione, a distanza di ben quattro secoli, si colloca nel circuito colto, in scala mondiale, della musica rinascimentale italiana e fa conoscere a studiosi e non, un compositore vissuto fino in quel momento nel buio di uno scaffale.
Ne consegue che il vero scopritore del de Spagnolis è Andrea Bornstein che peraltro ha il merito anche di aver reso "leggibili" gli spartiti. Abbiamo quindi chiesto alla Casa Editrice il consenso di pubblicare su TropeaMagazine la prefazione del libro a cura di Bornstein. Consenso che ci è stato accordato, perciò ringraziamo UT ORPHEUS della gentilissima disponibilità.
Il de Spagnolis dedica l'opera ad un certo Leonardo Scattaretica, patrizio tropeano e suo sponsor, avendo anche parole di stima e riguardo per il cognato dello Scattaretica, don Orazio Galati, che, da ricerche effettuate presso l'Archivio Vescovile di Tropea, risulta a quei tempi facente parte del Capitolo della Cattedrale.
Il grande stemma araldico che compare ben disegnato sul frontespizio appartiene alla famiglia Scattaretica, la quale, proveniente da Salerno, si stabilì a Tropea nel 1510. Sono molti i rappresentanti di questa famiglia che si distinsero per aver ricoperto posti di riguardo nella Città. Annibale fu sindaco nel 1549 e nel 1560, Nicola nel 1552, Giovanni nel 1590; Giovanni Lorenzo nel 1594; Emilio nel 1636; Giuseppe nel 1650 e Antonio nel 1766.
Non si sa chi fosse e di che cosa di occupasse il Signor Leonardo Scattaretica, ma sicuramente era un signorotto benestante che non mancava occasione di devolvere in beneficenza parte dei suoi beni, come del resto fecero non pochi rappresentanti del suo Casato presente nella Città per oltre quattro secoli. La sua firma la troviamo in un atto del notaio Giambattista Cimino senior dell'1 marzo 1638 (Ricerca Antonio Tripodi) con il quale ventuno tropeani si impegnano di corrispondere ognuno una certa somma, annua o in unica soluzione, per contribuire al sostentamento di due bambine, schiave riscattate, <>. Leonardo Scattaretica sottoscrive tale impegno per la somma di 1.000 ducati.
L'opera Il primo libro delle recercate a due voci si compone di 24 spartiti di brani musicali senza testo, ciascuno dei quali porta un titolo. Al riguardo, il Maestro Andrea Bernstein spiega a TropeaMagazine: <>.
Cerchiamo di inquadrare il periodo storico sotto il quale il Maestro Giovanni Camillo de Spagnolis visse a Tropea.
Il 4 maggio 1615 Fabrizio Caracciolo dei Pisquizi, cavaliere napoletano dei Principi di Marsico Vetere, veniva chiamato da Paolo V ad insediarsi quale vescovo di Tropea, ma si presentò qualche tempo più tardi e dopo aver visitato personalmente la Diocesi, celebrò il 22 aprile 1618 un Sinodo.
Il primo decreto importante firmato dal nuovo vescovo fu il progetto dell'erezione del Seminario Diocesano che gli atti del Sinodo attestano già operante nel 1618.
Il de Spagnolis dovette assistere alle diverse e gravi liti che fin dal 1619 il capo della Chiesa locale dovette sostener con i Sindaci della Città che vollero imporre il pagamento delle imposte alle sei famiglie tropeane (Colace, Mamone, Rizzo, Grasso, Valleri e Tallaro) che invece nel campo fiscale ricadevano ab immemorabili sotto la giurisdizione della stessa Chiesa locale, essendo considerati Vassalli della Mensa vescovile. In verità, le scaramucce tra le Autorità civili ed ecclesiastiche perduravano da un pò di tempo prima dell'insediamento del nuovo vescovo. In certe occasioni si era pure arrivati ai ferri corti, come gli stessi Atti Capitolari della Cattedrale attestano, quando durante la processione del Corpus Domini, nel giugno del 1613, il decano del Capitolo uscendo dalla porta della Cattedrale con nelle mani l'ostensorio fu fatto segno dell'attenzione del capitano della Città e dei suoi uomini che bloccarono e fecero tornare indietro clero e fedeli. O quando nel 1619 furono sparati diversi colpi d'artiglieria contro la casa vescovile in assenza del vescovo che si trovava a Napoli. Fino all'ultimo episodio avvenuto nel 1622: l'incarcerazione da parte del Sindaco di alcuni rappresentanti dei Vassalli per l'ennesimo rifiuto da parte di costoro del pagamento dei tributi. A tutta risposta Mons. Caracciolo fece imprigionare nelle carceri vescovili il rappresentante del Municipio che si presentò da lui a trattare. A questo punto colpi di cannone furono sparati dal vicino corpo di guardia che controllava la zona della porta di mare contro la casa episcopale di cui fu centrata l'architrave del portone principale. I fautori del crimine sacrilego e ormai tutta la città di Tropea furono colpiti da scomunica da parte del vescovo.
Nel 1623 il Sindaco Giuseppe Pelliccia inviò al Vicerè una relazione sui fatti e sulla situazione ormai insostenibile, chiedendo l'allontanamento del vescovo, che nello stesso anno fu costretto a lasciare Tropea e prendere la via di Napoli dove a gennaio dell'anno dopo morì.
Per dieci anni Tropea rimase senza Vescovo. Infatti Mons. Ambrogio Cordova, nuovo Vescovo e successore di Mons. Caracciolo, si insediò nel 1633.



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