1911 LA RIVOLTA DI ITRI
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1911 LA RIVOLTA DI ITRI

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1911 LA RIVOLTA DI ITRI di Pino Pecchia

Itri, cent’anni fa, è stato teatro di una rivolta popolare. Itrani contro operai sardi giunti in paese per i lavori della “Direttissima” Roma-Napoli. Lo scontro, durato parecchie ore, con l’uso di armi da fuoco e da taglio, provocò la morte di tre sardi e il ferimento più o meno grave di venti di essi: un funesto pomeriggio rimasto tristemente famoso nella storia di Itri. Questo il fatto.

 

Raccontavano gli anziani, nel riferire di quel terribile giorno (ancora alla fine degli anni ’80), che gli indigeni si erano ribellati alle provocazioni patite da parte dei sardi, nell’anno precedente la rivolta.

Sugli avvenimenti del 13 luglio 1911 ritornò la stampa sarda nel 1987: Il primo contributo di sangue degli emigrati isolani che lavoravano in Ciociaria, per ricordare agli isolani antiche prepotenze perpetrate ai loro danni, mentre il Governo di turno, si apprestava a censire i sardi residenti in Toscana. Un provvedimento giustificato per alcuni rapimenti di facoltosi personaggi. La motivazione, però, era riportata nelle ultime quattro righe di un articolo a cinque colonne!

Il risentimento era palese, e dopo settantacinque anni!

La cronaca basata su notizie del 1911 raccontava di fatti e circostanze a me sconosciuti. Nessun riferimento alla vulgata itrana. Le notizie di quel 13 luglio 1911 furono avvertite con un certo imbarazzo. Le accuse contro gli itrani erano gravissime: la notizia mi colpì.

Quale la verità?

Gli unici documenti in possesso degli storici locali erano delle arringhe difensive, riferite al processo che seguì la rivolta e, com’era logico, legittimavano l’operato degli itrani.

Due tesi contrapposte, che sollecitarono il mio interesse. Iniziai le ricerche sulla base degli elementi di cui disponevo: l’articolo e le due arringhe.

Cercando presso archivi e biblioteche venni a capo di una quantità notevole di articoli di cronaca e di alcuni documenti, che pubblicai nel 2003 dando alle stampe "I Sardi a Itri".

Una ricostruzione super partes di quanto era accaduto. Bisognava saperne di più. Molti gli interrogativi cui dovevo dare risposta.

A distanza di sette anni, tra le pagine del nuovo libro, presentato a Itri il 26 febbraio u.s., il lettore, intrecciando le notizie provenienti anche da archivi privati, risultati preziosi per valutare il periodo precedente il fatto, raccoglie molte verità.

Il processo celebrato presso la Corte d’Assise del Tribunale di Napoli si concluse il 29 maggio del 1914. Trentatré cittadini di Itri, dei cento arrestati, erano stati rinviati a giudizio. Sin dall’inizio risultò evidente la mancanza di prove certe nei loro confronti. Un processo indiziario, quindi, durato tre anni. Il Procuratore Generale invocò l’eccesso di legittima difesa. La giuria popolare fu di diverso avviso. Assolti tutti gli itrani per non aver commesso i fatti loro addebitati. Non mancarono accuse verso chi, a tutti i costi, voleva dare all’opinione pubblica nazionale dei colpevoli, per motivi politici. Ne fecero le spese nove itrani condannati, perché contumaci, a pene detentive da un minimo di diciassette ad un massimo di trenta anni di reclusione. Il sindaco, accusato dai concittadini di non riuscire a trovare una soluzione alla difficile convivenza con i sardi, ironia della sorte, fu arrestato insieme a due consiglieri comunali con lui accusati di aver sobillato la rivolta. Furono prosciolti da ogni accusa nella fase istruttoria, anche se la decisione giunse dopo parecchi mesi di carcere.

La sanguinosa rivolta d’Itri: Fu dovuta ad un risentimento dei cittadini contro il licenzioso e prepotente contegno degli operai sardi pervenuti ad Itri ed in molti comuni limitrofi per i lavori della direttissima Roma-Napoli. L’indignazione per qualche tempo sopita ebbe il suo scoppio nei giorni 12 e 13 luglio, argomentò la sezione d’Accusa.

Un tempo di circa un anno durante il quale il sindaco d’Arezzo aveva invocato presso gli organi competenti il potenziamento della forza pubblica, senza risultato.

L’ultima richiesta è datata 8 maggio 1911: “… per riparare a qualsiasi funesto evento e conflitto di sangue.” il ministro Giolitti il 19 maggio tra l’altro risponde: “… questo Ministero non ritiene sia il caso di procedere alla istituzione di una delegazione distaccata a Itri…”. Il rifiuto del ministro e l’assassinio di un facoltoso possidente del luogo, avvenuto il 17 maggio, presso la stazione ferroviaria di Sonnino, da parte di due sardi residenti a Itri per lavoro, fecero precipitare gli eventi.

La “Direttissima” che doveva segnare una svolta nello sviluppo commerciale e del trasporto passeggeri, raccordando il centro e il sud dell’Italia, che festeggiava proprio quell’anno il cinquantenario dell’Unità, richiamò in negativo l’attenzione della comunità nazionale sulla cittadina aurunca.

Un severo monito pronunciò il Procuratore Generale, cav. Cacciapuoti, durante il processo che seguì: C’era da restarne offeso il sentimento d’italianità”, riferendosi agli itrani.

Duro anche con gli isolani: … I più prepotenti e arroganti erano i sardi e tra loro riuniti, per quello spirito di solidarietà, che saldamente fuori la patria di origine avvince gli isolani, si davano all’orgia, disturbando la quiete pubblica e trascorrendo talora a private contese ed a reati contro la quiete pubblica.

Tutto era iniziato il 12 luglio con l’aggressione ai danni di un contadino di Itri, che percorreva il centro con un carretto. L’arresto di un sardo provocò la reazione di un centinaio di isolani che assaltarono la caserma dei carabinieri chiedendone il rilascio. La stessa Piazza Incoronazione, dove il giorno successivo fu negato al sindacalista Nardone di tenere un comizio, per motivi di ordine pubblico, per quanto successo la sera precedente, divenne teatro della rivolta.

Alle tre del pomeriggio, infatti, voci incontrollate di possibili aggressioni infiammarono gli animi dei locali e dei sardi provenienti da Formia, dove avevano costituito la Lega del V lotto, coordinati dagli avvocati Nardone e Di Lauro, ebbe inizio la caccia al sardo, come la definirono i giornali di tutta Italia.

Con il nuovo libro: "1911 LA RIVOLTA DI ITRI - A cento anni da un eccidio", pubblicato nel mese di gennaio, è possibile ripercorrere le fasi del processo; dall’escussione di testi delle parti in causa, agli imputati e alle interrogazioni dei deputati sardi e del circondario di Fondi, con abbondanti documenti che gettano una luce ben definita sulle cause che portarono gli itrani alla rivolta quel 13 luglio.

Altri fattori, oltre la provocazione e atti contro la morale comune, furono alla base della rissa. L’aspetto sociale, in primis, riferito agli operai sardi, sottopagati ma difesi ad oltranza dal sindacato, chiamandoli attraverso comizi alla lotta; inoltre, lo stato precario in cui vivevano gli stessi. Quattrocento erano a Itri, in abitazioni per lo più di fortuna, altri seicento alloggiavano in baracche a Fondi, in contrada Sant’Andrea, mogli e figli compresi.

Di recente, la stampa sarda, riesumando cronache del tempo, non sufficientemente vagliate, ha tirato in ballo ancora la camorra, che avrebbe condizionato, secondo i cronisti di allora, la vita degli operai obbligandoli a pagare il pizzo, mentre i sardi si sarebbero rifiutati. Inoltre, elementi malavitosi infiltrati tra i locali, avrebbero sobillato la rivolta.

Una pista di cui, per quanto scovato negli archivi, non c’è traccia.

Sardi e itrani furono vittime di uno scontro non premeditato ma, causato da circostanze avverse, prodotte da un’ombrosa convivenza quotidiana. Se ci fu una visione miope, per gli avvenimenti che si verificarono, questa è da addebitare alle istituzioni.

La “questione” tra sardi e itrani è rimasta aperta. Da parte mia ho voluto gettare, con le ricerche e i contatti avuti con l’associazionismo sardo, subito dopo l’uscita del secondo lavoro, un ponte ideale tra la nostra e la cultura isolana. Sono certo che potranno essere raggiunti risultati apprezzabili. E tempo di affidare agli storici gli avvenimenti di cui ho scritto. “Ora in tutt’altro contesto, culturale e nazionale, a 150 anni dall’Unità d’Italia, confermiamo di voler raggiungere quel comune intento che superi differenze di vedute e distanze di animi”, ha scritto Giovanni Agresti, già sindaco di Itri, nella presentazione del mio libro. Ne sono convinto!

(© Articolo pubblicato dalla Rivista di Fondi, periodico quadrimestrale, n. 2, aprile-giugno 2011, Direttore Lido Chiusano, Direttore responsabile Gaetano Carnevale) e tratto da visitaitri.it

 

 



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