Minturno e le sue frazioni
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Minturno e le sue frazioni

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Minturno è situata su una collina a 145 metri sul livello del Mar Tirreno. Fino al 13 luglio 1879 ha conservato l'originale nome di "Traetto". Costruita a partire dalla fine del 590 d.C., fu cinta da una muraglia e da torri quadrate e circolari con tre porte d'accesso principali : "La Portella", "S. Stefano" e "Porta Nova".


Per oltre 1200 anni molti storici hanno scritto che la costruzione di Castrum Leopoli fu voluta dal papa-santo Leone III dal 795 all'816.
 Da ricerche più approfondite è emerso che la costruzione del castello è da attribuirsi al vescovo Leone, che troviamo menzionato nella Carta Originale Cassinese n°5 del 30-10-839, indizione terza, che recita: [...]  Certum est me domnus Leo sanctus episcopus sancte Menturnensibus cibitati et Kastro Leopoli.[...].
 Gli studiosi hanno collocato erroneamente la data del pontificato di Leone III (dal 26-12-795 al 12-6-816) con quella della costruzione del castello, voluta dal vescovo Leone.
Il Pontefice sicuramente non aveva potuto ordinare la costruzione del castello baronale, poiché proveniva da una famiglia povera e fu eletto dal clero in contrasto con la nobiltà laica, che aveva predominato in Roma sotto il papa Adriano I, e inoltre era osteggiato dal popolo che vedeva nella sovranità temporale del papa un ostacolo alle  libertà costituzionali.
Il castello baronale nel 1105 passò a Riccardo I dell'Aquila e nel XIII secolo fu residenza dei Caetani. In esso furono ospitati personaggi illustri, come S. Tommaso d'Aquino (1272).
Nel 1452, per volere di Alfonso d'Aragona, furono eseguiti notevoli lavori di restauro.
 Nel secolo XVI il castello appartenne alla più bella donna d'Italia, Giulia Gonzaga, contessa di "Traetto" e di Fondi e, successivamente, ad Isabella Colonna.
 Il 7 gennaio 1689 morì don Nicola Guzman-Carafa, figlio primogenito di donn'Anna Carafa e del duca Medina de las Torres, vicerè di Napoli dal 1637 al 1644.
Deceduto senza eredi, i beni del principe di Stigliano, Guzman, furono incamerati dalla Regia Camera e, successivamente banditi in pubblica asta. Dopo numerose offerte il ducato di Traetto, compreso il castello baronale, rimase aggiudicato, per 102 mila ducati, a don Adriano Carafa.
Anche in questo caso, gli studiosi hanno sempre attribuito l'acquisto del castello baronale di Minturno a don Giuseppe Russo e a don Adriano Carafa, quest'ultimo come agente e procuratore del valoroso fratello Antonio Carafa, conte di Traetto  e maresciallo della Corona. Certamente gli storici sono caduti in inganno dalla scritta riportata sulla lapide, tuttora allogata sulla parete interna, nell'ingresso al castello. Il testo recita testualmente: Antonio Carafa figlio di Marc'Antonio primo Genito della famiglia, Cavaliere del Tosone, Gentil'uomo della Camera di Sua Maestà Cesarea, Maresciallo Generale di Campo, Commissario Generale degl'eserciti, plenipotentiario in Italia, Ambasciatore Cesareo in Roma, Conte del Sacro Romano Imperio, undicesimo signore di Forlì e signore dello stato di Traetto, di Cerro e Montenegro-1693.
Innanzitutto Antonio Carafa non fu il primogenito poiché prima di lui erano nati Carlo nel  1632 e Margherita Lucrezia nel 1639. Antonio, nato il 14-8-1642, ebbe, oltre ad Adriano, altre due sorelle: Vittoria Antonia ed Eleonora.
A nostro avviso, la lapide e il busto marmoreo furono collocati nel castello di Minturno dopo la morte di Antonio Carafa, avvenuta a Vienna il 6 marzo 1693.
 Nella stessa città, il 25-9-1673,  Antonio Carafa convolò a nozze con Caterina de Cardona, figlia di Alfonso, marchese di Castelnuovo, e di Margherita Teresa d'Eril.  
Antonio Carafa, senza prole, prima di morire, lasciò, a favore del nipote Adriano Antonio 1°, un maggiorasco di 400 mila ducati. Nel testamento non viene  menzionato il castello baronale di Minturno. La moglie di Antonio morì il 5-11-1726. Se Antonio avesse acquistato il castello, senz'altro lo avrebbe lasciato alla moglie o al nipote, unitamente al maggiorasco, con l'incarico di dover sostenere, vita natural durante, la zia Caterina con una rendita annuale, com'era costumanza dei Caracciolo-Carafa.
Dall'albero genealogico dei Carafa di Napoli, "Tavola IX, duchi di Traetto dall'8-5-1712, e conti del Sacro Romano Impero dal 1686", risulta che il castello fu acquistato da Adriano Carafa, fratello di Antonio.
Il 26-5-1676 Adriano convolò a nozze con Lucrezia Caracciolo di Cantelma Sorgente e di Fabio, conte di Picerno e poi di Serramezzano. Lucrezia era vedova, in prime nozze  di Francesco Rossi, duca delle Serre, e in seconde nozze di Francesco Muscettola, principe di Leporano.
Con Regio assenso del 1692, Adriano acquistò anche i diritti che si riscuotevano in Traetto per il pedaggio della scafa sul fiume Garigliano. Anche questi diritti furono assegnati ad Adriano, post mortem, il 6 febbraio 1699.
Nel luglio del 1692, Adriano comprò le terre di Traetto, delle Fratte, di Castelforte, di Spigno, di Castelnuovo, di Castellonorato e di Maranola, tutte devolute alla Regia Corte, per morte di Nicola Guzman-Carafa, principe di Stigliano, deceduto senza prole.
L'intestazione delle suddette terre  fu registrata nel Cedolario  il 14-3-1697 e cioè dopo la morte di Adriano, avvenuta il 19 settembre 1696. 
A Napoli, Adriano fu anche amministratore di numerose opere pie Lucrezia Caracciolo morì il 14-2-1695.
Adriano Caracciolo, prima che la moglie morisse, sposò, il 28-6-1693, Isabella Tomacelli di Federico e di Chiara Gesualdo, nata il 24-2-1671.
Da Adriano e da Isabella, il 20-9-1696, nacque Adriano Antonio 1°, a lui furono intestati il 17-12-1699 i feudi paterni di Traetto, di Castelforte, delle Fratte, di Spigno, di Castellonorato, di Maranola e di Castelnuovo. L'8-5-1712 gli fu concesso il titolo di duca di Traetto.
Isabella morì nel novembre del 1708.
Il castello baronale fu sede dei Caracciolo-Carafa dal 1693 al 1948. Successivamente, il Principe Giovanbattista Caracciolo-Carafa fu Francesco donò parte del castello all'Ente Morale per gli Asili d'Infanzia (istituito il 27-3-1930 con R.D. n°372) di Minturno il 17-12-1948, con rogito n°678 del notaio Cesare Castelli,  affinché fosse adibito "a scopo veramente educativo di apostolato e di cultura".
Il Comune di Minturno ha acquistato parte del castello dal Principe Francesco Caracciolo-Carafa e parte dall'Ente Asili il 28-12-1990 (repertorio n°631) per lire 15 milioni. Dal 1998 i lavori di restauro, di consolidamento e di copertura sono a buon punto.
"Extra moenia", a pochi passi dal Castello, sorge la chiesa di S. Francesco, fatta costruire, intorno al 1320, da Roffredo III Caetani, conte di "Traetto" dal 1299 al 1336, e  nipote di papa Bonifacio VIII. Roffredo sposò Giovanna, ultima erede della famiglia dell'Aquila.
La chiesa fu fatta edificare su un preesistente "loco" francescano adibito a cappelle gentilizie dalle famiglie Orsini e Caetani.
Nella chiesa di San Francesco fu sepolto il conte Nicolò I, morto di peste nel 1348, e la contessa Giacoma Bella Orsini, deceduta nel 1363, madre del ventisettenne Onorato I Caetani.
Nel 1363 (presunta data di costruzione della chiesa, secondo il canonico Francesco Antonio Riccardelli) fu redatto, il 26 marzo, il testamento di Onorato I Caetani, dal quale si evince che la chiesa di San Francesco esisteva già da tempo, mentre viene citata la sola chiesa dell'Annunziata di Fondi  de novo constructa.
Si ha notizia della costruzione francescana nel testo Il provinciale di frate Paolino di Venezia, vescovo di Pozzuoli dal 1324 al 1344.
Nella lunetta, sopra l'ingresso, è stato allogato un mosaico  dipinto da Antonio Notari nel 1970. L'interno della chiesa è in pietra viva e a una sola navata, così come la preferivano i francescani, perché più consona alla predica. Sulla parete destra c'è l'affresco della "Madonna delle Grazie". In suo onore si celebra, nella seconda decade di luglio, la mitica festa della "Sagra delle Regne" (Sagra dei covoni di grano).
Nel 1552, il 21 luglio, la "Madonna degli Angioli" fu murata, perché sulla spiaggia di Scauri sbarcarono turchi e saraceni capitanati dal corsaro Dragut. Gli infedeli incendiarono "Traetto" facendo 200 prigionieri. Una pia leggenda narra che un fortunale fece affondare la nave del comandante e Dragut, pur di aver salva la vita, invocò il nome della Madonna. Subito le acque si calmarono e l'infedele tornò sulla spiaggia, liberò i "traettesi" e restituì il maltolto.
Nel 1621, durante i lavori di restauro, nella chiesa venne alla luce l'affresco della Madonna, murata 69 anni prima. Mentre si procedeva all'opera un grosso masso si staccò dalla parete e precipitò sul muratore Simonelli. Il malcapitato, però, rimase illeso e immediatamente si gridò al miracolo. Da quel giorno la "Madonna degli Angioli" cambiò l'appellativo in quello di "Madonna delle Grazie". Si fece una gran festa e per le vie di "Traetto" si snodò una lunga processione. Dai balconi e dalle finestre i "traettesi" appesero le coperte e le lenzuola ricamate in onore della Madonna, che veniva portata in trionfo fra gli astanti.
Nel 1813, per la legge di soppressione delle corporazioni religiose di Napoleone Bonaparte del 13-9-1810, il convento francescano fu espropriato per ordine del Murat e confermato da re Ferdinando I. L'immobile fu adibito a quartiere militare, essendo stati donati i locali al Comune di Minturno e le rendite incorporate dal Regio Demanio. Una parte dell'immobile ritornò ai francescani nel 1858.
Nel 1970 è stata restaurata e spogliata di tutti gli ornamenti barocchi. Degna di nota è un'urna cineraria romana con festoni allogata sulla parete sinistra della chiesa.  Dietro l'altare si trova un crocefisso ligneo scolpito dall'artista Paolo Frattari.
Altra chiesa fuori le mura è quella dell'Annunziata, in stile gotico, costruita intorno al 1300 per volere della famiglia Minutilli. Ha subìto varie ristrutturazioni durante i secoli per i danneggiamenti arrecati dai Turchi nel 1552, dalle truppe franco-polacche nel 1799, dall'incendio del 1888 e dall'ultimo conflitto mondiale del 1943. Nel 1930 furono demoliti tutti gli altari barocchi e vennero alla luce gli affreschi trecenteschi. Uno splendido stemma della Città, con la scritta Heredes Minturnarum, fu murato sulla parete esterna del nartèce. Nello stesso anno fu rifatto il pavimento e il tetto con la nuova struttura  a capriate di legno. Nel 1934 fu costruito il campanile. L'ultimo restauro risale al 1950-51.
Davanti all'ingresso si erge un pròtiro, con tre arcate a sesto acuto, dove sostavano i catecumeni, cioè i cristiani non ancora battezzati, che non erano ammessi a tutte le fasi del culto.
Al centro della parete è situato  un busto bronzeo di Pietro Fedele, storico e ministro della Pubblica Istruzione. In alto si trovano tre affreschi di Maso Di Banco eseguiti dal 1340 al 1343 (Angeli musicanti).
Dietro l'altare è dipinto un affresco raffigurante la "Crocifissione" eseguito nel 1333 da Giotto o dai suoi adepti durante il ritorno da Napoli. Altri affreschi votivi sono racchiusi entro cornici dipinte: Madonna in Trono col Bambino, Santi arcaicizzanti, Santo Pontefice. Gli affreschi della volta e nelle quattro vele del presbitèrio raffigurano il Redentore tra le gerarchie celesti, i Dottori della Chiesa e gli Evangelisti.
Sulla parete destra fa bella mostra di sé una scultura lignea, ad alto rilievo, raffigurante l'Annunciazione, donata da Pietro Fedele nel 1931. Sulla stessa parete vi è  una tela ad olio "Madonna con Bambino e Santi Domenicani" eseguita da Francesco Curia nel 1580.
Su una seconda tela è dipinta la "Vergine col Bambino tra Santa Lucia e santa Caterina" eseguita nel 1540 dall'artista Giovan Filippo Crisciuolo.
La Collegiata Cattedrale di S. Pietro fu edificata nel IX secolo d.C. e riedificata nel XII. Durante il corso degli anni ha subìto diversi rimaneggiamenti. La chiesa presenta un nartèce con arcate a sesto acuto disuguali, dove sostavano i catecumeni durante la fase sacrificale della messa. Sul pròtiro si erge centralmente il campanile a tre piani, con finestre a bifore,  poggiato su due capitelli corinzi. La pianta della chiesa è a croce latina (tre navate). Le due navate laterali sono state aggiunte durante i secoli. Le arcate ogivali poggiano su colonne in pietra e in marmo con capitelli di stili diversi. Il materiale fu trasportato dall'antica "Minturnae". La navata centrale è coperta con cassettone ligneo a riquadri e rosoni centrali dorati. Al centro c'è lo stemma con tiara papale e le chiavi di S. Pietro. Il 17 agosto 1851 Ferdinando II, re delle due Sicilie, sul far della sera, con a seguito la famiglia reale, visitò la chiesa per l'inaugurazione del suddetto cassettone. Nella navata destra si apre un gioiello d'arte barocca, la "Cappella del Sacramento" del 1587, rivestita di marmi polìcromi. Sulla parete centrale una tela raffigurante "l'Ultima Cena", opera   di Andrea da Salerno, detto il Sabatino. In questa cappella si celebravano le nozze dei nobili. Nella navata di sinistra c'è un altare dedicato a S. Vittore, protettore di "Traetto" fino al 6 - 9 - 1850 (delibera di papa Pio IX).
Di notevole interesse artistico è il "Pergamo". Le colonne su cui poggia sono disuguali, come pure i capitelli dell' VIII e IX secolo. I parapetti del "Pergamo" sono a riquadri elegantemente decorati in mosaico di stile geometrico del XIII secolo. I due parapetti laterali alla piccola gradinata d'accesso sono in lastre di marmo (1150) con un bassorilievo raffigurante l'episodio biblico di Giona che viene ingoiato e rigettato dal mostro marino, il "Pistrice" (prefigurazione della morte e della risurrezione di Cristo). Tutto il "Pergamo" fu composto nel 1618 come è riportato nello stemma comunale allogato sul parapetto centrale. Accanto c'è il "Cero Pasquale" (1264) su un elegante candelabro tutto decorato a mosaico di stile geometrico. Sull'altare maggiore è stato allogato un affresco raffigurante la "Madonna delle Grazie". Dietro l'altare si trovano alcuni resti di affreschi databili al 1400 "Madonna della Neve".
Contigua alla chiesa c'è la "Congrega", costruita a tre navate con archi gotici su colonne in pietra. Sulla seconda colonna si può notare una nicchia dalla quale è stata spiccata, e posta sull'altare maggiore della chiesa di S. Pietro, la "Madonna delle Grazie" venuta alla luce durante i lavori di restauro del 1954. La "Congrega" è dedicata a S. Filippo Neri, come pure la piccola cappella laterale nella cui volta sono dipinti affreschi del periodo Barocco. Sulla sinistra un coro ligneo del 1700 fa bella mostra di sé. Al disopra del coro, nove tele e tavole "La gloria di San Filippo Neri" del più importante artista del Rococò italiano, Francesco De Mura, detto "Franceschiello". Sotto al piano di calpestìo della "Congrega" c'era il cimitero dove veniva sepolta la plebe. I nobili, invece, trovavano sepoltura sotto il pavimento della chiesa.
A sud est di Minturno, alle falde del colle Frezzella, in contrada Fontana Perrelli, si erge la chiesa trecentesca di "Santa Maria di Bethlem", oggi "Madonna della Libera". Presenta nella facciata un portico a tre archi gotici. L'interno è a tre navate, fu restaurata per interessamento dello storico Pietro Fedele. Nella terza domenica di settembre si celebra una festa dal sapore prettamente agreste, con una fiera molto importante. 


Mario Rizzi



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Last Updated ( Friday, 06 November 2009 16:33 )  

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