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Papa Pio IX, Gaeta e "Il Don pirlone"

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Don Pirlone giornale di satira politica, del 7 febbraio 1849
Viene proposto il Don Pirlone dal settembre 1848 al  2 luglio 1849 giornale di satira politica che con i suoi caustici attacchi democratici, contribuì non poco a surriscaldare il clima romano dopo la fuga del pontefice.

 Don Pirlone è la maschera dell’ottuso benpensante con il motto avvolto in un mantello gonfio di vento e coperto dal cappello a falda larga, che usa il motto intendemi chi può, ch’i m’intend’io. Numerose illustrazioni propongono vignette ironiche sui  personaggi dell’epoca e sulle ‘indecisioni’ politiche dei regnanti italiani ed europei.
Durante la costituzione della repubblica romana il Santo Padre Pio IX si rifugia a Gaeta, ospite di Re Ferdinando II. Il giornale fa continui riferimenti a Gaeta ed al suo Santo ospite, chiaramente non in toni lusinghieri, essendo il don pirlone di parte avversa. Si ripropongono le illustrazioni che riguardano il Papa a Gaeta e il testo che le commenta.


 

"Da Gaeta, inalberata la bandiera di Caino, muovea così, accompagnato da iniqui voti e da più inique speranze, il carnefice di Sicilia, traendo seco, benedette reliquie, la mannaia e il capestro"

 

"E da Gaeta, sotto il manto di religione, e nel santo nome di Dio, benedicevasi alla tirannide che il mal seme diffondea sulla terra"

 

"A costoro, temibili un giorno or benevisi dal re, affida vasi nei primi di marzo /' ultimatum del governo borbonico, inspirato anch' esso e consegnato a Gaeta. Solita polve gittata agli occhi dei popoli per acciecarne le menti "

 

"Il Borbone, avaro in tutto, tranne in pagare le spie, conosceva pe'suoi esploratori il vero stato dell'isola e trasaliva di gioia contemplando la non difficile preda. Da Gaeta, fatta cuore e cervello di più estesa reazione , partivan gli ordini estremi, sotto gli auspici di Ferdinando e di Pio. Da Gaeta il general Filangieri, insieme ai tesori della grazia reale, esportava i tesori di pontificie benedizioni. Da Gaeta, inalberata la bandiera di Caino, muovea così, accompagnato da iniqui voti e da più inique speranze, il carnefice di Sicilia, traendo seco, benedette reliquie, la mannaia e il capestro"

"L' Europa congiurata da lui contro Roma, evocando sopra Italia le ire tutte dei conculcatori dei popoli, giustificando le stragi commandate da lui, benedice ai carnefici, ed accennando alle vittime le maledice e le insulta : e mentre con simulato pianto deplora l'anarchia che domina in Roma, l'anarchia invece signoreggia a Gaeta, ove nelle stanze pontificie, i cardinali e i prelati, mal contenuti dalla circostante diplomazia, danno scandaloso spettacolo d'intoleranza pretesca"



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