You are here: Home Comuni Gaeta TMO Da telestreet a Tv Digitale

TMO Da telestreet a Tv Digitale

E-mail Print PDF

Digitale terrestre, il ritorno di Tmo
L'emittente gaetana, non più telestreet, affitta una regolare frequenza. E il mondo delle tv indipendenti ripiega sul web.

Gaeta: Ancora Tmo? Ma non dovevamo vederci più? Invece rieccola lì, la vecchia telestreet gaetana che ormai telestreet non è più. Rispunta come l'araba fenice tra i mille canali del digitale terrestre, compare con una schermata inaspettata e perentoria, ci dice di risintonizzare subito il nostro nuovo decoder per vederla (ma se la vediamo già che dobbiamo risintonizzare ancora? e se uno non la vedesse come farebbe a sapere che deve risintonizzarsi?). E rieccoli anche gli orlandones, di nuovo ringalluzziti, compaesani normali che a un certo punto hanno scoperto l'incantesimo della tv e non ne sono più venuti fuori. Riecco Damiano Ciano, il figlio del brigante fondatore Antonio che sempre più gli assomiglia, il padre scopre la sua vena riformista da assessore comunale e il figlio disegna rivoluzioni in aria dal bancone del tabacchi sulla piazza, il genitore si lancia su Youtube e su Facebook e il rampollo si intestardisce dietro le antenne di Monte Orlando, il vecchio se la prende sempre coi Savoia e il giovane si sfoga contro il presidente della Repubblica.
Ma davvero non basta McLuhan e non basta Edipo, e nemmeno qualsiasi azzeccagarbugli di provincia, per spiegare la storia ormai decennale di Tele Monte Orlando, l'emittente più amata e più odiata del paesone gaetano, su cui pure sono stati scritti documentari e tesi di laurea, blog e denunce.

"Non guardare la tv, falla" era scritto su un muro del centro di Bologna nell'ormai lontano 2002, e qualcuno cominciò a farla davvero. La storia televisiva italiana racconta che i primi furono quelli di via Orfeo, sotto le Due Torri, che presero un'antenna, salirono sui tetti e dal cono d'ombra del canale 51 lasciato libero da Mtv diedero inizio alle trasmissioni. Furono loro, i bolognesi, a dare il via un movimento di mediattivisti che prese il nome di "telestreet" e che registrò una notevole ed effimera espansione in quei primi anni zero. Un movimento che indubbiamente aveva anche un forte timbro politico: contro lo strapotere televisivo berlusconiano, contro le censure, in una sorta di "disobbedienza civile". Ma prima di loro, in quei mesi di contatti e preparativi, ci furono i gaetani. Allora bastava appena un trasmettitore, un'antenna, un mixer, un monitor, e fu così che la notte di Natale del 2001, dal tinello di casa Ciano, partì il segnale di Tmo Gaeta. Tv di strada le chiamarono, un po' perché bastava poco per farle e un po' per il loro ruolo di "altoparlante" delle esigenze del quartiere. Infatti il raggio d'azione della maggiorparte di quelle emittenti non andava oltre l'ampiezza di un piccolo quartiere. Tutto dipendeva dalla posizione dell'antenna, dalle frequenze libere, dalla potenza dell'amplificatore, dalla scelta o no di usare un ripetitore del segnale. Quelli di Gaeta furono abbastanza bravi e riuscirono a coprire quasi tutta la città e i suoi ventimila abitanti.

E furono otto anni di riprese, otto anni di storie. Interessanti per chi, come il sottoscritto, li ha studiati da fuori e, per un certo periodo, anche visti da vicino. Consigli comunali, processioni, partite di calcio, dirette, faccia a faccia politici, eventi culturali in biblioteca, lezioni di storia borbonica in cucina, scenografie da tv di stato sovietica, facce da provincia indomita. Otto anni in equilibrio su quella linea sottile che separa la legalità dall'illegalità, o meglio quelli che una concessione ce l'hanno da quelli che non ce l'hanno. Sopravvivendo senza finanziamenti e pubblicità, grazie al volontariato e a un conto corrente pubblico. Tmo, nei suoi primi anni di vita, riuscì a risvegliare l'apatica vita gaetana, a creare un esaltante senso di comunità. È singolare: molti scoprirono di esistere soltanto rivedendosi in video. Poi qualcosa andò storto. Non è facile essere il fenomeno del paese senza sfuggire alle invidie o senza montarsi la testa. Gli orlandones cominciarono a lanciare grida d'allarme e proclami di martirio con tale frequenza da far venire in mente certi grandi magazzini di periferia che ogni sei mesi annunciano a caratteri cubitali una "svendita totale per fallimento" salvo poi riaprire sempre lì, sempre uguali. Soprattutto non c'è dubbio che per Tmo, o almeno per il modo in cui Tmo era vista dalla cittadinanza gaetana, le cose cambiarono quando ci si buttò in politica. Il suo fondatore si candidò alle comunali, un suo parente si candidò sindaco, altri due parenti candidati consiglieri, e tutti dalla stessa parte. Vinsero. Gli orlandones non nascosero, prima e dopo il voto, le loro univoche simpatie. Non importa pensare a come sarebbero cambiate le cose con altri risultati elettorali, non serve considerare giusta o sbagliata la parte con cui ci si schierò, non conta ricordare che Tmo continuò a dare spazio a tutti abbastanza equamente a differenza di altre estemporanee emittenti paesane che certi del centrodestra tirarono sù (e altrettanto velocemente smontarono) per farsi fare un po' di propaganda. Il punto è che non era quella la Tmo che la città voleva. Il gruppo storico degli orlandones preferì non capire, rinchiudersi nel fortino assediato, rimandare a manetta le immagini del film "300" e della battaglia degli spartani. Non avevano tutti i torti, ma sbagliarono. Come è stato scritto, "chi ha le televisioni non dovrebbe scendere in politica e chi scende in politica non dovrebbe avere televisioni, piccole o grandi che siano" ma questa è un'altra storia.

Oggi le vecchie antenne non servono più, i conflitti d'interesse berlusconiani sono sempre vivi e vegeti, i computer e le connessioni internet rendono più facile farsi una tv in casa senza passare dal televisore. Il bisogno, per tutti, è però sempre uguale, lo stesse delle vecchie telestreet: rompere il monopolio della tv generalista e raccontarsi. Come dice lo scrittore Fulvio Abbate, che la sua tv se l'è fatta su internet: "Regalare a se stessi una vera emittente, in tempi di orrore mediatico, povertà di idee, ma anche censura esplicita, dichiarata, ringhiosa, e non meno implicita nel suo cinismo, è il massimo della soddisfazione umana. È un atto rivoluzionario". Secondo una ricerca di Altra Tv il vero fenomeno in continua crescita è oggi quello delle web tv: da quelle individuali a quelle realizzate da comunità specifiche, fino a quelle di denuncia o di inchiesta sociale. "Tutte sono fortemente identitarie, devono esserlo, per far sì che utente e comunità vi si riconoscano" osserva Carlo Freccero, direttore di Rai4 e grande mente televisiva, lo stesso che anni fa definì proprio Tmo come "una tv metà locale metà situazionista". La trasmissione via web d'altronde era una delle ipotesi messe in campo lo scorso autunno quando il cosiddetto "switch-off", il passaggio definitivo dalle trasmissioni analogiche a quelle su digitale terrestre, oscurò per l'ultima volta - sembrava definitiva - Tmo. Ma loro, gente pratica, lo hanno capito subito: Tmo è un tv paesana e popolare, accesa dalle vecchiette dei vicoli e dalla gente prima di andare al lavoro o la sera a cena, senza bisogno di connessioni e provider, la microwebtv invece è un'altra cosa, una nicchia purtroppo più elitaria e avanzata.

Ma sedersi al tavolo delle grandi holding oligopolistiche dell'informazione, mettere mano all'offerta è difficile se non si hanno ingenti mezzi, grossi capitali o se non si è il presidente del consiglio. Non a caso oggi, nel 2010, tutte le vecchie telestreet o sono scomparse o sono passate armi e bagagli su internet o si sono riciclate nelle videoproduzioni, documentari e fiction, da provare a piazzare sul mercato televisivo. I napoletani di Insu Tv, nei giorni scorsi, hanno provato a rilanciare in un convegno "l'assalto al cielo" televisivo, proponendo la creazione di un canale tematico dal basso, no profit e aperto alla comunità ovviamente locale. Una strada tutta in salita, però. Difficile non ricordare come, in questi anni, ogni minima proposta per introdurre forme di tv comunitaria e partecipativa nel nostro Paese, come avviene in molti altri Paesi d'Europa e del mondo, sia rimasta lettera morta.

Tmo invece rieccola lì, pure sul digitale terrestre. Con un guizzo di creatività, qualche compromesso e un paio di sostanziosi assegni sono riusciti a ottenere una frequenza tutta propria, nel bouquet digitale dei loro ex nemici del gruppo Europa Tv, che prima rubarono la frequenza degli orlandones e poi scesero a patti in Tribunale. Primum vivere, insomma, come insegnano tutte le vecchie glorie televisive. Durerà? Gli orlandones assicurano di sì. E raccontano che ora dovranno darsi da fare: il loro segnale coprirà non più solo Gaeta ma una buona fetta della provincia di Latina, torneranno a trasmettere 24 ore su 24, potranno organizzare una legale raccolta pubblicitaria. C'è da sperare che il ritorno "in regola" di Tmo, non più telestreet, sia uno stimolo a riaprirsi alla città e a nuove forze, a riequilibrare la sua missione senza perdere in genuinità. Ad abbandonare lo spirito di fazione e recuperare quello comunitario. Tmo è il cuore pulsante di questa città, è la sua finestra sul mondo e soprattutto sul cortile di casa. Se una cosa ci hanno insegnato tutti questi anni di blog, microtv, personal media è che uno su mille ce la fa, beati quelli tra gli altri 999 che si accontentano del piccolo valore che riescono a realizzare in termini di autostima e consapevolezza di se stessi. Poi, per sognare un Paese di centinaia di web tv in grado di svuotare di senso la tv ufficiale (magari...) c'è sempre tempo a disposizione.

[www.ludik.it]

di: Luca Di Ciaccio
da telefree.it

 



Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
Reddit! Del.icio.us! Mixx! Free and Open Source Software News Google! Live! Facebook! StumbleUpon! TwitThis Joomla Free PHP
Last Updated ( Wednesday, 31 March 2010 10:26 )  

Fra'Diavolo

VideoDocG

contatore