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Forma Urbis Terracinae

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Terracina, quadro storico cronologico delle trasformazioni urbanistiche
Di Francesco Pappa e Raffaele Fabrizio ©

Già stanziamento di genti Ausonie, Terracina, per la sua posizione strategica negli scambi tra Lazio e Campania, divenne centro abitato organizzato sotto la dominazione Etrusca. Sul finire del sec. VI, corrispondente al decadere della potenza etrusca, ebbe inizio l’invasione da parte dei Volsci del Territorio Pontino. Essi si impadronirono tra le altre città di Terracina che prese il nome di Anxur.
In questo periodo la città ha assunto la configurazione d’insieme che rimarrà costante nei secoli, la sua forma è rettangolare allungata, tagliata longitudinalmente da un decumano. Nel suo interno è l’acropoli nella posizione attuale del Castello Frangipane.
A partire da quest’assetto iniziale d’ambito hanno inizio le vicende urbanistiche di Terracina storicamente note e databili.
Cinta urbana: ll primo impianto della città murata– che è forse da attribuire all’età della dominazione etrusca, ma che secondo altri risale al periodo volsco – utilizzava nel miglior modo la giacitura naturale della città alta, la quale sorge su uno sperone roccioso ad andamento irregolare; la cinta aveva un’andamento quadrangolare ed era provvista di almeno due porte d’accesso.
Porta Maggio: la porta più importante di questa antica città murata era quella a ponente, verso le paludi,qui ha realmente inivio la cinta fortificata della città e fino dall’età volsca dobbiamo qui porre la porta principale della città medesima : è la porta detta Maggio probabilmente da Porta Major al centro di uno dei lati brevi del quadrilatero.
Nel 348 a.C. Terracina è conquistata dai Romani che nel 329 a.C. inviano trecento coloni romani ed a ciascuno sono assegnati due jugeri di terra da coltivare. La deduzione ha la testimonianza nella “centuratio” della valle, ansa di pianura compresa fra Punta Leano e centro storico. Fu tracciato il limes Decumanus maximus coincidente con il tracciato dell’Appia Antica, i decumanes minores e normalmente ad essi il cardo maximus e i cardines minores. Le terre attuali riportano ancora pressoché intatte le divisioni antiche delle proprietà.
Cinta urbana: Alla fondazione della colonia romana e al suo bisogno di sicurezza e protezione si fa risalire la costruzione di una cinta muraria, munita di torri e porte. La nuova cinta, caratterizzata da un’andamento più regolare del preesistente circuito volsco, ne eredita però la posizione e l’orientamento, sfruttando lunghi tratti di mura e sostruzioni. Ciò ci è testimoniato oltre quattro secoli più tardi, sotto Traiano, nel II sec. d.C., da Igino Gromatico, un’agrimensores che in una miniatura, contenuta nel suo codice, ci mostra la Colonia Anxurnas, cinta da mura e torri quadrate e ci racconta come fu fatta, la divisione delle terre ad Anxur.
Nel 312 a.C. Appio Claudio inizia i lavori di ristrutturazione dell’Appia Antica, via che si sovrappone alla più antica Via Volsca, raggiunge lo sperone del Monte Giove e attraversando la città, sale fino alla Piazza Palatina e ridiscende nella piana di Fondi per proseguire verso le città di Formia e Capua.
Cinta urbana: la via Appia influì molto sugli sviluppi urbani e sulla necessità di proteggere il passaggio di questa all’interno di Terracina che si configurava sempre di più come nodo di


elevata importanza strategica, per gli spostamenti rapidi e sicuri delle legioni romane impegnate nella guerra Sannitica.
Porta Maggio: la via Appia, decimanus maximus della città di Terracina, entra nella città attraverso due porte: la Porta Maggio, verso Roma, e la Porta Mastrilli, verso Napoli; il passaggio della via consolare attraverso Porta Maggio, così come dall’altra porta, ne aumentò notevolmente l’interesse strategico, militare e simbolico.
In età Sillana, I sec. a.C., si attua il primo gran rinnovamento edilizio. Sono restaurate le antiche mura che in questa fase fiancheggiano l’Appia fino a Porta Maggio per circa 225 m. Contemporaneamente si costruivano le Torri lungo l’Appia fino alla Punta di Leano. Nascono in questo periodo gli edifici lungo via dei Sanniti, Corso Anita Garibaldi, Via Anxur. È eretto il Capitolium, tempio della città precedente al tempio di Augusto sul Foro Emiliano, dietro il quale passa la primitiva Appia. È costruita la nuova Acropoli sul monte Sant’Angelo con nuove mura e Torri che racchiudono così un lungo tratto dell’Appia.
Terracina tra il II e il I sec. a.C. è scossa da grandi battaglie, prima contro i Sanniti, poi le guerre puniche e infine le guerre civili. Per una crescente esigenza militare e strategica, e per controllare il passo ad Lautulas saltu angusto inter mare et montes Terracina riceve un grande sistema di fortificazioni che dalle mura urbane si allargano a comprendere tutto il monte di S.Angelo fino al Tempio di Giove Anxur, dove si stabilisce la nuova acropoli della città; e ancora si dilatano fino a inglobare il Borgo di Cipollata fuori Porta Maggio.
Dopo le integrazioni sillane di cui sotto, anche Plinio il Vecchio chiama la città «oppidum lingua Voscorum Anxur dictum», mentre Tacito la dice moenibus situque tuta. Il nuovo circuito murario extraurbano unito a quello urbano, già presente, in questa fase tardo-repubblicana, o sillana, fiancheggiano l’Appia fino a Porta Maggio per circa 225 m.
Cinta urbana: assieme alla costruzione delle mura extraurbane, sono restaurate le antiche mura urbane.
Porta Maggio: in una iscrizione posta nelle mura vicino Porta Maggio, che risale a dopo l’inizio delle guerre civili, tra l’epoca di Mario e il secondo triumvirato, Q. Aufidius e Q. Maguinius ricevono l’incarico di rifare le fortificazioni della città nel lato rivolto verso la Valle.
Durante il principato di Augusto e Tiberio, I - II sec. d.C., la città vive un periodo di pace e prosperità; libera dalla preoccupazione dell’invasore, che la aveva dominata per tanti secoli, iniziò finalmente il suo ampliamento verso mare, verso il suo naturale sbocco e la fonte della sua ricchezza. Sotto Traiano e Domiziano a esecuzione la grande opera del taglio del Pisco Montano, deviando a Valle il tracciato dell’Appia; lo sviluppo edilizio si localizza nella città bassa, verso il mare.
Cinta urbana: nel grande periodo di pace e prosperità e a causa del passaggio a valle della variante traianea dell’Appia, le mura perdono gradualmente la loro funzione militare, difensiva e strategica. A partire da questo periodo le mura cadono in disuso e
sono viste come un’ostacolo all’accrescimento urbano della città, che si sviluppa fuori le mura, verso il mare. E allora sul tracciato continuo delle vecchie mura vengono praticate demolizioni che ne riducono l’altezza e nuove aperture, necessarie per meglio collegare il nucleo antico con lo sviluppo urbano verso il mare.
Nel III sec. d.C., periodo di declino dell’impero e di ascesa del Cristianesimo, si annotano le prime chiese cristiane all’interno della città, la costruzione di una cappella dedicata ai martiri cristiani, e della Cattedrale dedicata a S. Cesareo eretta sul tempio di Augusto nel Foro Emiliano. Nel IV sec. d.C. continuano a sorgere le prime edificazioni cristiane nel territorio Terracinense, S. Silvano e S. Cesareo alle Prebende.
Duramente devastata nel periodo delle invasioni barbariche V-VI sec. d.C. , la vita non si spegne nella nostra città, la quale ebbe una notevole ripresa proprio sotto un re barbaro, Teodorico (457-526). Durante le guerre tra Goti e Bizantini, Terracina svolse un ruolo strategico notevole, tanto da far ritenere che il restauro delle mura sia stato compiuto in quel periodo , anche se il Contatore lo attribuisce a Teodorico.
Cinta urbana: Viene rialzata e rafforzata la cinta delle mura urbane. La costruzione delle mura e delle torri è quella caratteristica della prima età bizantina, non solo a Roma, ma in altre città d’Italia e nella stessa Costantinopoli ; riportandoci quindi al rialzamento delle mura aureliane di Roma eseguite sotto Onorio dal 401 al 403, e all’ampliamento del circuito fortificato di Costantinopoli, eseguito nel 413 dal prefetto Antemio al tempo di Teodosio II.
Secondo Lugli, che sposta di un secolo avanti la datazione, è più probabile che le mura di Terracina fossero erette dallo stesso Belisario, il quale, come provvedè a restaurare largamente quelle di Roma, così forse pensò di recingere con mura Terracina, per quella importanza strategica così notevole che è stata più volte ricordata.  Il grande rifacimento delle mura, sulle antiche preesistenze volsco-repubblicane, conservatosi in gran parte tutt’oggi, è stato recentemente ricondotto alla prima metà del V sec.. Le vicende storiche suggeriscono una datazione contemporanea ad Onorio e a Valentiniano III, nel momento della minaccia navale dei Vandali (440) impadronitisi di Cartagine.
Il nuovo circolo delle mura bizantine segue l’antico tracciato Volsco-romano, lasciando fuori l’Acropoli di S. Francesco, effettuando per converso un modesto ampliamento in pianura verso il mare dove la cerchia muraria invece si ampliò e, a differenza di quella volsco-repubblicana, si estende alla pianura fino ad abbracciare, ovviamente con un duplice sbarramento, anche l’Appia traianea; questo ampliamento  delle mura verso la marina, fu distrutto alla fine del Settecento, con il raddrizzamento dell’esistente Fiumicello nelle Linea Pia.
Sempre in questo periodo si costruiva un circuito interno di mura che cingevano una cittadella interna di una certa ampliezza, rispetto all’estenzione totale della cinta fortificata, concepita forse per una guarnigione legata ad un centro di potere.
Torrione di S. Giovanni : sempre a questo periodo risale la costruzione del torrione angolare, concepito sia per il fiancheggiamento delle mura, sia per l’ottimale posizionamento e la protezione delle macchine belliche.
Porta Maggio: dall’osservazione del basamento,  sia dal confronto con le altre murature tardo-romane o bizantine di riuso, sia l’evidente irregolarità dei giunti legati con malta e anche gli strani rappezzi in elementi più piccoli proprio al piede della struttura, fanno pensare ad una costruzione tardo-antica. La natura dell’impianto planimetrico con torri divaricate verso l’esterno sarebbe da ricondurre più che a un’accorgimento di natura difensiva, secondo l’Ortolani, all’introduzione di un’intenzionale accorgimento visivo. I torrioni divergenti di porta Maggio quindi, avrebbero avuto, e hanno senz’altro oggi, la funzione di cerniera visuale tra i due diversi assi della via.
Alla contrazione del V sec. segue un periodo di lenta degradazione strutturale e ambientale fino al X sec. La palude si rimpossessa delle terre prosciugate, si insabbia il porto, la Via Appia è parzialmente sommersa dalle acque, i quartieri della città bassa sono abbandonati. Le invasioni barbariche contribuiscono  con incendi e devastazioni alla distruzione della città.
Gradualmente inizia un graduale risveglio della città dalla crisi abbattutasi durante l’alto medioevo. L’anno 1074, il 24 novembre, il Vescovo Ambrosio di Terracina riconsacra la Cattedrale da lui restaurata nella forma come oggi ci appare. In essa nel 1088 verrà eletto Papa Urbano II , banditore della prima crociata.
Terracina, per donazione di Celestino II, divenne Feudo dei Frangipane, la cui dominazione durò fino agli inizi del XIII sec; questi si impadronirono dell’antica Rocca Traversa e la trasformarono in fortezza (attuale Castello Frangipane).
Nel XIII e XIV sec. Terracina è sede di alterne lotte baronali, prende forma la struttura del Comune che si va consolidando e raggiunge la massima potenza politico-economica.
Si assiste in questo periodo alla ripresa dell’attività edilizia nella città, che in questa fase è riassunta nella caratteristica suddivisione in Città Alta e Città Bassa. Agli edifici in prevalenza lignei esistenti fino a tutto il sec. XII, si vanno sostituendo edifici in pietra, con la caratteristica muratura a conci squadrati.
La Città Bassa medioevale (ora completamente scomparsa) aveva una cinta muraria con tre porte: S. Cristoforo verso le Arene, Marina verso la spiaggia di levante, Romana verso le paludi. Le parrocchie erano S. Giovanni e S. Maria in Pusterulis.
La Città Alta comprendeva l’antica cinta muraria restaurata, aveva due parrocchie, la Cattedrale e S. Lorenzo oggi S. Giovanni e quattro porte: S. Lorenzo, in seguito Porta Maggio, verso la Valle, Albina verso il mare, S. Maria di posterla verso la Città Bassa, Porta Nuova verso S. Domenico.
Intorno alla città erano cinque Borghi di germinazione: Borgo Cipollata fuori Porta Maggio, oggi parte integrante della Città Alta, circondato da mura di età Sillana con accesso da Porta S. Gregorio ora Porta Romana e avente come Parrocchia S. Nicola attuale chiesa del Purgatorio; Borgo Albina fuori Porta Albina avente come Parrocchia la chiesa di S. Maria dell’Annunziata, Borgo fuori Porta Nuova ora scomparso; Borgo fuori Porta Romana, che comunicava con la città Alta a mezzo del Ponte della Pietra, abbattuto recentemente per sistemare via Antonelli e avente come Parrocchia la chiesa di S. Rocco; Borgo fuori porta S. Gregorio, attorno alla piazza dei Quattro Lampioni, avente come Parrocchia la chiesa di Madonna Nuova o Madonna delle Grazie; Borgo fuori Porta Romana, nella parte bassa, avente come Parrocchia S. Rocco.
L’intero complesso della città era difeso da tre fortezze: La Rocca traversa o Castello Frangipane, la fortezza di Pisco Montano di cui non resta che un rudere nell’attuale casa Mastrilli, la fortezza delle Mole ai piedi del monte Leano, costituita dalla torre delle Mole alla biforcazione tra Appia e Consolare.
Per quanto riguarda l’architettura civile restano nella città alta numerosi esempi quali il Palazzo Venditti a fianco della Cattedrale, costruito parzialmente sull’antico arco di accesso al Foro Emiliano, la Torre Civica sulla piazza del Foro e numerose case-torri.
Nel XV / XVI sec. d.C. si assiste ad un decadimento di Terracina dovuto alla recrudescenza delle infezioni malariche. Detta decadenza prosegui fino quasi all’alienamento della popolazione che si ridusse a 150 abitanti nel 1572 sotto il flagello di una pestilenza. In questo periodo Terracina è dal punto di vista strategico una delle città più importanti della Campagna e Marittima ai confini dello Stato Pontificio. Fu nel 1515 che Leone X intraprese il primo tentativo di bonifica della Pianura Pontina con la creazione del Canale Portatore a Badino.








Il XVII sec. è un periodo caratterizzato dalle incursioni dei pirati barbareschi, e ne sono testimonianza nel territorio Terracinese le numerose Torri di guardia costiera quali la Torre Badino sulla foce del Portatore. Nel 1534 Terracina fu saccheggiata e incendiata per opera del Barbarossa al comando di 2000 turchi. Nel 1589 per opera di Sisto IV fu fatto un importante intervento di bonifica della palude con la creazione del Canale Sisto, presso la Torre Olevola. La popolazione rimane però sempre a livelli molto bassi e la città in stato di abbandono, mancano, infatti, notizie dalla fine del XVI alla fine del XVII sec. Il 1° censimento dello Stato Pontificio ordinato da Clemente XI (1700) rileva in Terracina 2116 abitanti, in gran parte fatti confluire dalla Ciociaria e dal Regno di Napoli. È sotto questo Papa che si nota qualche segno di ripresa edilizia. Infatti è nei primi anni del sec. XVIII che fu restaurata la cattedrale, tornata in stato di abbandono, con radicali opere di trasformazione, e furono iniziati i lavori di ricostruzione del palazzo vescovile.
Il XVIII sec. segna l’inizio del risorgere della città, numerosi interventi di risanamento e restauro confermano un rinnovato interesse all’uso della città a scopo residenziale.
Sotto il papato di Clemente XIII fu fatta una notevole opera di risistemazione infrastrutturale della città, più precisamente fu riattivata la viabilità di accesso e la viabilità interna, fu riutilizzata la cloaca romana passante sotto la via consolare e il Foro emiliano risolvendo così il problema dello smaltimento delle acque luride; furono restaurate le Porte principali di accesso alla città.

 


Nel 1780 ai fini di una migliore circolazione dell’aria fu abbattuto il complesso di mura e torrioni della Porta Romana (ora Porta Maggio) lasciando in piedi solo i due torrioni di difesa e furono demolite numerose case fatiscenti che si addossavano a tutto il perimetro murario.
Fu iniziata inoltre l’opera di ricostruzione utilizzando le fondamenta delle vecchie case, trasformando anche le torri delle mura in abitazioni. È infatti del 1781 la trasformazione delle Torri bizantine in abitazioni e del camminamento sopraelevato delle mura in strada cittadina pedonale. È anche della fine del Settecento la costruzione dei due grossi fabbricati posti fuori le mura lungo la salita di S. Francesco, e uno dei quali sotto il Castello Frangipane.
Il risorgere di Terracina, è legato al rinnovato impegno dei Papi a bonificare la Pianura Pontina, fu, infatti, Pio VI che nel periodo dal 1780 al 1796 fece eseguire le opere di bonifica più importanti con notevoli riflessi anche sullo sviluppo urbano della città. È sotto questo pontificato che oltre alla apertura del canale navigabile affiancato all’Appia e al ripristino del porto furono compiute notevoli trasformazioni sulla città.
Cinta urbana: le mura vengono restaurate e venendo meno la funzione difensiva, il cammino di ronda venne trasformato in accesso alle case addossate alle mura e alle torri difensive, che vengono trasformate in abitazioni.
Porta Maggio: i lavori di recupero riguardano lo spostamento della porta Romana più a valle con il ripristino del torrione della cinta volsco-romana (il cosidetto arco di S. Gregorio) e il restauro dei due torrioni di Porta Maggio, che inseriti ora in un contesto urbano e puliti da ogni superfetazione e dalle fatiscenti abitazioni che gli si addossavano, venivano a perdere la loro funzione difensiva e simbolica, per acquistare una nuova funzione abitativa
Furono inoltre restaurate le mura di età sillana del Borgo Cipollata che ritornò ad essere parte integrante della città. In questa occasione il nome di porta Romana venne trasferito all’antica porta S. Gregorio di ingresso al borgo Cipollata.
 Nel borgo Cipollata il palazzo Vanvitelli edificato su fondamenta romane, divenne dimora del Papa in occasione delle sue prime visite alle opere di bonifica.
In prossimità del porto furono costruiti i magazzini granari e vicino alla Cattedrale fu edificato dal duca Braschi il palazzo omonimo, creato quale dimora del Papa per le sue visite annuali.
Furono inoltre costruiti un ospedale, un palazzo per albergo, il palazzo della dogana. Questi fabbricati unitamente ai magazzini furono fatti saltare dai tedeschi durante l’ultima guerra.
Ma l’avvenimento urbanistico più importante, dovuto al confluire di maestranze legate all’attività delle opere di bonifica, fu il risorgere della Città Bassa chiamata Borgo Pio disegnata in modo “moderno” con strade ampie a reticolo ortogonale e edifici di tipo neoclassico. Il cuore del Borgo fu il tempio dedicato a S. Salvatore, concepito per una popolazione di 20.000 persone, iniziato nel 1795 e proseguito dall’architetto bolognese Antonio Sarti nel 1830. Il sarti ideò il semicerchi di fabbricati che dovevano chiudere il prospetto di stile neoclassico.
Alla fine del XVII secolo (censimento del 1802) Terracina vide i suoi abitanti raddoppiare (4500 abitanti).
Al fiorire di attività sotto  il papato di Pio VI segue la stasi ed il decremento demografico nel periodo in cui avvenne l’occupazione dei Francesi del territorio Terracinense. Soltanto dopo il 1840 sotto Gregorio XVI si avverte la ripresa dell’attività edilizia, in special modo nella città bassa. È infatti di quell’anno la costruzione del porto canale e la trasformazione del vecchio arsenale in ospedale.
Il periodo della Repubblica Romana non portò ulteriori notevoli cambiamenti alla città se si eccettuano la costruzione di granai lungo il canale di navigazione.
Il 14 settembre 1870 le truppe italiane entrano in Terracina, che entra a far parte del Regno d’Italia. Nel censimento del 1871 contava 7356 abitanti, ma l’avvenimento dell’Unità non portò particolari vantaggi alla città e alla sua economia. Il miglioramento generale della vita Terracinense e il suo sviluppo edilizio fu molto lento nel periodo che va dal 1870 ai primi anni del 900. In tale periodo, nonostante la costruzione dell’acquedotto inaugurato nel 1884 e la molta terra a disposizione da coltivare rimane alta la mortalità a causa della malaria e la popolazione sale in trenta anni solo a 10.995 abitanti (censimento del 1901).
Al principio del XX sec. iniziò quella progressiva mutazione delle caratteristiche socio-economiche della città che vide la trasformazione di Terracina in centro turistico.
L’inizio della bonifica della Palude Pontina avvenuto dopo la prima guerra mondiale trasformò Terracina in centro direttivo dell’opera di bonificazione con l’insediamento di operai e tecnici, che portò ad un rapido incremento della popolazione che in soli dieci anni passò da 12.555 abitanti nel 1921 a 18.962 nel censimento del 1931.
L’incremento della popolazione avvenne ancor più rapidamente nei cinque anni successivi e raggiunse, nel 1936, 22.773 abitanti.
L’improvviso sviluppo della città non fu però coordinato da un adeguata politica urbanistica e i nuovi abitanti si insediarono nelle costruzioni preesistenti o in nuove costruzioni edificate in assenza di strumenti urbanistici.
La fondazione del nuovo centro di Littoria (ora Latina) modificò il ruolo di Terracina, a favore del nuovo centro pontino. Il territorio comunale fu inoltre colpito dall’esproprio di 12.000 ha ceduti in enfiteusi all’Opera Nazionale Combattenti e questo annullò ogni incremento di reddito della città, condizionando il suo sviluppo.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale ridusse Terracina in gravi condizioni di distruzione a causa dei bombardamenti a delle azioni di rappresaglia, che oltre a far saltare case ed altri edifici, sbarrarono i canali di scolo e distrussero gli argini dei canali, provocando l’allagamento delle zone depresse della pianura e riportando il territorio nelle condizioni precedenti alla bonifica di Pio VI.
Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, è caratterizzato dalla ripresa dell’espansione edilizia a carattere turistico-residenziale, avvenuto anche sotto la spinta di forti interessi speculativi, e sempre in assenza di strumenti urbanistici, il che ha compromesso gran parte del territorio con una edificazione squalificata.
L’unico risultato positivo di questo sviluppo va ricercato nel disinteresse che la speculazione edilizia, ha manifestato per la Città Alta, che, infatti, se pur martoriata dagli eventi bellici, resta ancora un’area urbana non compromessa e pertanto ancora ricca di notevole interesse storico-artistico e ambientale.


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Last Updated ( Wednesday, 11 November 2009 16:05 )  

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