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Prima Spigno e poi la ragione!

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I Proverbi Spignesi

 

"Primu Shpignu e po' la raggione"

Questo è il proverbio spignese più famoso e calzante.

Le origini di questo proverbio sono fatte risalire all'epoca dell'invasione francese (1799), quando, mentre gli invasori gallo-polacchi tentavano di superare le linee di difesa approntate dagli spignesi, alcuni dei difensori chiesero al loro comandante che fossero prese in considerazione alcune delle loro richieste.
La risposta fu: " Prima Shpigni e poi ragioni (prima spingi, respingi, e poi ragiona); da cui il detto:
" Primu Shpignu e po' la raggione".

Altri, invece, sostengono che all'inizio del presente secolo, tre cittadini di Spigno (Domenico Giarnella, Pietro Pampena ed un terzo di cui si è persa memoria), recatisi a "Traetto" (Minturno), in occasione della festa di "S. Antòne" (S. Antonio Abate) il 17 Gennaio, per vendere carbone e neve ghiacciata, giunti nel centro del paese, furono sottoposti ad un nutrito lancio di "cetrangole" (arance amare).
I tre, non si persero d'animo. Approfittando dell'abbondante selciato, presero di mira le finestre delle case vicine, finché non intervennero i tutori dell'ordine. Ai carabinieri, che chiesero loro conto dell'insolita reazione, gli spignesi risposero: "Primu Shpignu e po' la raggione".

Altri, ancora, richiamano alla memoria un episodio verificatosi nei pressi del Castello, precisamente alla "Ciaia". Dei gendarmi si dirigevano in paese per prelevare un omicida, allorché, "agliu posaturu de la Ciaia", furono respinti con ruzzolo di pietre al grido di: "Primu Shpignu e po' la raggione".

Tutti gli altri proverbi

1. Primu Shpignu e po' la raggione.
Prima Spigno e poi la ragione.

2. Durimi comm'a gli'agliero.
Dormi come un ghiro.

3. Chella è farina che 'nno 'rrèe.
Quella è farina che non regge; dicesi di persona di cui non si può fare affidamento.

4. Gli sordi stanno derèto gliu schinu.
I soldi stanno dietro la schiena; i soldi si ottengono col lavoro.

5. Stà 'ffà lo casu.
Sta facendo il formaggio; si dice di persona che sta eseguendo un lavoro con scarso impegno.

6. Gli parenchie sò glie denchie, gli 'cchiù carnagli sò gli mascellari.
Dei parenti è meglio non fidarsi.

7. Gliu peggiu scirciu schiatta la votte.
Il cerchio peggiore è quello che fa rompere la botte; peggior danno può derivarti da persona di infima considerazione.

8. Stai a schiattà puru glie òcchie.
Stai facendo crepare anche i rospi; si dice di persona diventata proprio insopportabile.

9. Sonnet'e fatte riccu.
Sognati e fatti ricco; massima di rammarico, usata in genere per esprimere incapacità di prevedere il futuro.

10. Mò ce vò la zizza 'mmòcca.
Ora ci vuole il capezzolo in bocca; si dice così a chi fa finta di non capire o di non sapere.

11. Chi cagna la via vecchia co 'lla nova gli vài che non sa tucchi gli trova.
Chi cambia la via vecchia con la nuova va incontro a difficoltà che non conosce.

12. Gli'aggia dà accia a 'trapanà.
Devo dargli filo da torcere.

13. Co 'nnà figlia femmena se fanno scento jènnere.
Con una figlia si possono avere cento generi; cioè con un solo posto da fare occupare si possono ottenere cento voti.

14. Gliu serpe no po' sinchì gliu ciarumu.
Quando a qualcuno si fanno notare cose che non fanno piacere.

15. Chi 'nte sa, caru t' accatta.
Chi, non conoscendoti, avrà a che fare con te, incontrerà molte difficoltà.

16. Chi 'nno 'ntenne (scota) mamm'e patre, va venagli addò non sa.
Chi non ascolta mamma e padre si troverà a mal partito.

17. Prévete, monici e càgni vacce sempe co'lla mazza 'mmàgni.
Non fidarti di preti, monaci e cani.

18. No 'nte gnì art'e gnì parte.
Si dice di persona che non ha voglia di lavorare.

19. Poco spigni, poc'appigni.
Usato per dire che un oggetto di poco costo ha poco valore.

20. Chigliu che chiagne fotte chigliu che rire.
Chi lamenta miseria spesso stà meglio di altri.

21. Mosca prena fa vinchiotto.
Il silenzio è d'oro.

22. Trenta e 'ddui vinchiotto.
Espressione usata quando le cose continuano ad andar male (al contrario).

23. A lavà la cap'a gli àsunu ce se perde la gliuscìa.
Dare consigli a chi non li accetta è inutile.

24. Quanno gli'asunu 'nnò 'vvò 'bbeve è inutele a zifulà.
(idem)

25. No 'mpozzo pishà 'ncopp'a 'gliu muru ka 'nciarrivo.
Detto da chi non è in grado di affrontare una situazione che richiede un impegno di capitale che supera le proprie disponibilità.

26. Lo pà a chi 'ntè glie denchie.
Le occasioni favorevoli si presentano, talvolta, a chi non in grado di sfruttarle.

27. Stanno 'nsanta gomma.
Si dice di persone che no vogliono essere disturbate.

28. Mò arrivi a cammisa de scingo vraccia!
Occorre molto impegno perchè tu faccia progresso.

29. Chigliu mòzzeca e 'nnò 'rraglia.
Si usa per persona, che colpisce senza farsene accorgere.

30. 'Nnò 'ntèna e 'nnò scorteca.
Non agisce, né fa agire.

31. Non sa gnì fotte e gnì'ffà la guardia.
Non è capace di fare alcunchè.

32. Paisi d'avichi, assacquachiuri de ponta.
Chi lavora il campo altrui e non provvede al buon drenaggio del terreno seminato.

33. Fùine dagli pezzenchie arricchiti e dalle curela che 'nnanno viste mai renzòla.
Stà lontano dai pezzenti arricchiti.

34. Chi vò la pagnotta (g)ròssa se l'adda fa 'll casa.

35. Natale assucchiu e Pàshka temperata, viachi'a chigliu campèro ch'ha semmenachiu.

36. Gliu vovu disce còrnut'agli'asunu.
Per colui che vede i difetti altrui ma non i propri.

37. Parla quanno pisha la caglina!
Stà zitto!

38. Na 'bbott'agliu circiu e 'nnàt'a 'lla votte.
Quando una persona deve compiere due azioni contemporaneamente.

39. Vo, la votte chiena e la mugliere 'mbreaca.
Per chi vuole ottenere troppe cose contemporaneamente senza fatica.

40. O gli'amore o gliu campu.
Se si fa una cosa non se può fare un' altra.

41. Chi s'abbìa la 'mmachina s'abbushka nu carrinu, chi s'abbìa gliu iorno s'abbushka nu corno.
Chi inizia il lavoro di buon mattino riesce a realizzare un buon guadagno.

42. Attacca gli'asunu addò disce gliu padrone.
Oggi, invece, capita spesso di dover dire "attacca gliu padrone addò disce gli'asunu!


43. Agliu megliu na palla 'nfronte.
Nessuno è perfetto.

44. Chi tè unu 'ntè nisciunu.
Chi ha un solo figlio è come colui che non ne ha.

45. Chi t'accarizza vò l'aglima.
Chi si interessa di te non sempre è disinteressato.

46. Chi 'ntè gnì figli e gnì f(r)uttigli 'nce ì nì p'aiutu, nì pè cunsigli.

47. Quanno la frommichela vò ulà mette le scelle.
Quando una persona vuole raggiungere un determinato scopo, s'ingegna in ogni modo per realizzarlo.

48. Ment'era vivu patumu jevam'arret'arreto; quanno morìo patumu jeamo 'nnanzi 'nnanzi.
Quando è vivo il padre i figli non avvertono il senso di responsabilità.

49. Marzu, marzone gli'ajnu meo ha shpuntachiu nu 'bbeglio cornone.
Detto allorchè si riesce a gabbare il prossimo, proprio come credette di aver fatto il pastore nei confronti del mese di marzo.

50. Gliu rucchiu porta gliu sanu.
Questo proverbio trae origine dalla favola del lupo e della volpe, andati insieme a fare strage di galline in un pollaio.
L'astuta volpe di tanto in tanto si misurava all'uscita del recinto e, al sopraggiugere del padrone, riuscì a fuggire con poco danno.
Il lupo, invece, superata la misura, trovò difficoltà a guadagnare l'uscita e perciò si buscò una solenne rotta d'ossa. Malconcio, infine, si avviò verso casa. Poco dopo, incontrò la comare volpe che, fingendosi quasi morta, si fece portare a spalla dal lupo. Mentre gli stava in groppa disse tra sé: "Gliu rucchiu porta gliu sanu", prendendosi così gioco del compagno d'avventura.

51. Femmena rirarella e terra faticarella 'mmàr'a gliome che l'afferra.

52. Chi va co 'glio zoppo, dopu n'agnu zòppech'e sdanghellèa. (sbanda)

53. Chi ammìgna e 'nnò 'vvàtte signu ka ne vò quatto.

54. Scénto de gniènte accedèro n'asunu.

55. Chi vò fa nu peccachiu a Cristu: gliu poveru fa gliu riccu.

56. Chi non fabbrica e 'nnò 'mmarita no 'nsà la casa come se nutrica.

57. Chi vò va, chi 'nnò 'vvò mànna. (manda)

58. Stipete la mela pè quanno te vè la sete.

59. La lengua 'ntè gli-osso ma rompe gli-osso.

60. Quanno sinchi disce k'alla piazza ce stanno le ceras'assai porta (vàcce co) gliu panaru piccugliu.
Non tutto ciò che si dice corrisponde a verità.

61. Chi corr'appresso agli-aoceglio che vola, mo ce lo porta lo ranu alla mola! (mulino)

62. Quanno zì Minucu zappa e pota no 'ntè nishunu nepòte; quanno zì Minucu stà 'mmottà, zì Minucu 'ccà, zì Minucu 'llà.

 



da prolocospignosaturnia.it



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Last Updated ( Monday, 24 May 2010 10:25 )  

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